Non è casuale che papa Francesco abbia rilasciato un’intervista potente e scandalosa (i primi cristiani davano scandalo talmente erano diversi dalla cultura che egemonizzava l’impero romano) alla televisione svizzera, ovvero un Paese che ha fatto della neutralità la sua bandiera. In questo contesto dove ogni discorso pubblico fa riferimento alla guerra, papa Francesco non solo ha parlato di pace.
Ha fatto molto di più, ha detto al presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky parole e chiare brucianti: “Credo che è più forte chi vede la situazione, chi pensa al popolo, chi ha il coraggio della bandiera bianca, di negoziare“. Poi il Vaticano ha cercato di attenuare, spiegando che il Papa ha usato il termine “bandiera bianca” perché era bella domanda postagli dal giornalista svizzero.
Le parole del Pontefice sono comunque inequivocabili perché ha subito aggiunto: “Quando vedi che sei sconfitto, che le cose non vanno, occorre avere il coraggio di negoziare”. Per concludere: “Hai vergogna, ma con quante morti finirà?”. Il consiglio del papa è questo: “Negoziare in tempo, cercare qualche Paese che faccia da mediatore. Oggi, per esempio nella guerra in Ucraina, ci sono tanti che vogliono fare da mediatore. La Turchia, si è offerta per questo”.
La Turchia, Paese islamico. Un Paese islamico che negozia per la pace tra due Paesi di tradizione cristiana. Rivoluzionario. E lo dice il Papa, che comunque ha casa nel continente europeo, più precisamente in Italia (nel senso di espressione geografica, sappiamo tutti che la sua casa è lo Stato del Vaticano, un pezzetto di Roma). L’Europa non c’è in questa partita. E come potrebbe esserci, visto che è totalmente schierata dalla parte dell’Ucraina al punto che spesso l’Unione Europea sembra stare al fianco di Kiev in maniera molto più convinta di Washington.
Per una curiosa coincidenza, inoltre, il papa ha parlato di negoziato nel giorno in cui l’americana CNN ha rivelato che a partire dalla fine del 2022 gli Stati Uniti hanno cominciato a “prepararsi rigorosamente” a un potenziale attacco nucleare russo in territorio ucraino, ha detto un alto funzionario dell’amministrazione Biden a CNN, sottolineando che “è nostro diritto fare il possibile per evitare che questo accada”.
Alla fine dell’estate del 2022 le truppe ucraine stavano recuperando terreno e a Washington, oltre alla soddisfazione per come stavano andando le cose sul campo di battaglia, c’era la preoccupazione che la Russia si sentisse minacciata nella sua stessa esistenza e quindi potesse reagire usando un’arma nucleare tattica contro l’Ucraina. D’altronde i russi hanno agitato fin dall’inizio della guerra lo spettro dell’attacco atomico. Poi la situazione è cambiata visto che la controffensiva ucraina si è arenata. E anzi, adesso Zelensky dice che se non arrivano nuove armi rischia di perdere la guerra e l’Occidente sarà costretto a inviare i suoi militari sul campo di battaglia per evitare che la Russia vada avanti fino a chissà dove (Berlino? Il Vaticano?). A ben vedere anche questo messaggio che arriva da Washington è in fondo un invito al negoziato: perché altrimenti evocare lo spettro nucleare in un momento in cui la Russia non ha bisogno di usare la bomba?
Ma la bomba più grossa il papa l’ha sganciata parlando della guerra a Gaza: “La guerra la fanno due, non uno. Gli irresponsabili sono questi due che fanno la guerra”. Quindi, nelle parole del Papa, irresponsabile non è solo Hamas, lo è anche Israele. Ma non basta: “Ho inviato una lettera agli ebrei di Israele, per riflettere su questa situazione. Il negoziato non è mai una resa. È il coraggio per non portare il Paese al suicidio”.
Parole durissime. Che probabilmente potevano essere pronunciate solo da un papa argentino, ovvero non europeo. Perché cozzano contro le attuali politiche dei governi degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e di Israele. Un papa così contro non c’era mai stato. Si vedrà se le sue parole avranno un riscontro nei fatti. Resta l’amara constatazione che il vero scandalo in questa triste epoca è pronunciare la parola pace. (riproduzione riservata)