«Da 10 a 12 giorni a partire da oggi». È il tempo concesso dal presidente Usa, Donald Trump, a Vladimir Putin per fermare la guerra in Ucraina. L’ha annunciato il presidente Usa, durante una conferenza stampa congiunta, il 28 luglio, con il primo ministro britannico Keir Starmer in Scozia.
In mattinata Trump aveva già spiegato di voler ridurre «la deroga dei 50 giorni che gli ho concesso», per arrivare a un accordo di pace in Ucraina, «perché so già la sua risposta». Si era, inoltre, detto «deluso» dal presidente russo, sottolineando di non essere più interessato a parlare con il suo omologo russo.
Ma a stretto giro è arrivata la reazione di Mosca con l’ex presidente russo Dmitry Medvedev che ha evocato addirittura lo spettro di un possibile scontro militare tra Russia e America. «La Russia non è Israele e nemmeno l'Iran», ha scritto su X Medvedev, attuale vice segretario del Consiglio di Sicurezza nazionale. «Ogni nuovo ultimatum di Trump è una minaccia e un passo verso la guerra, non tra la Russia e l'Ucraina, ma con il suo stesso Paese», ha aggiunto. Per poi concludere con un invito al tycoon a non incamminarsi «sulla strada di Sleepy Joe». Cioè l’ex presidente Usa Joe Biden, così chiamato dal suo successore.
L’inquilino della Casa Bianca ha detto di aver creduto «più volte» nel recente passato di poter essere vicino a «una soluzione» per mettere fine alla guerra in Ucraina. «E poi Putin prende e lancia missili contro città come Kiev, facendo molti morti in una casa di riposo o dove sia», ha aggiunto. Le stesse parole, più o meno, usate quando il 14 luglio aveva dato a Mosca un ultimatum di 50 giorni, minacciando «dazi molto severi», al «cento per cento», se non si fosse raggiunto un accordo in quel lasso di tempo. La Casa Bianca aveva spiegato che il presidente si riferiva a sanzioni secondarie in forma di dazi non solo contro l’export russo verso gli Usa (molto limitato), ma soprattutto contro i Paesi che continuano a comprare il petrolio russo, prime fra tutte quindi la Cina e l'India. La Russia, tuttavia, non dà segnali di volere fermarsi. Le sue richieste per porre fine ai combattimenti sono «indiscutibili», ha detto il ministro degli Esteri Serghei Lavrov.
Nella stessa giornata del 28 luglio il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, ha ribadito che sono «non negoziabili» le richieste di Mosca per la fine del conflitto in Ucraina, in particolare l’assicurazione che Kiev non entrerà nella Nato, che l’Alleanza non si espanderà più e che saranno riconosciute come russe le regioni rivendicate sul territorio ucraino.
«Insistiamo su quelle che sono le nostre legittime richieste, in particolare garantire la nostra sicurezza», ha detto Lavrov, citato dall’agenzia Tass, durante un forum. Questo, secondo il capo della diplomazia russa, comprende «il non coinvolgimento dell’Ucraina nella Nato, e nessuna espansione della Nato, che si è già allargata fino ai nostri confini, nonostante tutte le promesse e di documenti che sono stati adottati».
E «naturalmente - ha aggiunto Lavrov - il riconoscimento delle realtà consacrate nella nostra Costituzione, che è una richiesta assolutamente non negoziabile». Tra queste ‘realtà’ vi è il riconoscimento come russe delle regioni di Donestsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson, oltre alla Crimea.
«Per la prima volta nella Storia la Russia sta combattendo contro tutto l’Occidente. Nella Prima guerra mondiale e nella Seconda guerra mondiale avevamo alleati. Adesso non abbiamo alleati sul campo di battaglia. Pertanto dobbiamo contare su noi stessi, non dobbiamo permetterci nessuna debolezza o fiacchezza», ha concluso Lavrov.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha subito accolto con favore la decisione del presidente statunitense Donald Trump di accorciare i termini dell’ultimatum rivolto alla Russia. A riferirlo il capo dell’Ufficio presidenziale Andriy Yermak, secondo cui si tratta di «un segnale chiaro» e di una «posizione ferma» in favore della pace. «Grazie al presidente degli Stati Uniti Donald Trump per la sua posizione ferma e il suo chiaro segnale: la pace attraverso la forza», ha dichiarato Yermak su Telegram. Il presidente russo Vladimir «Putin capisce solo la forza, e questo è stato trasmesso chiaramente e a gran voce. Questo è un principio pienamente condiviso dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky», ha aggiunto il capo dell’amministrazione presidenziale di Kiev.
Anche il capo del Centro per la lotta alla disinformazione presso il Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale, Andriy Kovalenko, ha definito l’annuncio un segnale che «gli Stati Uniti comprendono che Putin non fermerà la guerra, e che sarà necessario sconfiggerlo».
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