La Russia è impegnata «per una soluzione politico-diplomatica» del conflitto in Ucraina. Lo ha affermato il ministro degli Esteri Sergei Lavrov, che oggi venerdì 26 ha ricevuto a Mosca l'inviato cinese Li Hui. Lavrov ha anche lamentato «seri ostacoli creati dalla parte ucraina e dai suoi gestori occidentali per una ripresa dei negoziati di pace». Lo riferito in un comunicato il ministero degli Esteri russo.
«Qualsiasi scenario di compromesso che non preveda la liberazione di tutti i territori dell'Ucraina di cui periodicamente parlano "fonti anonime" nelle élite europee e americane, equivale ad ammettere la sconfitta della democrazia, la vittoria della Russia, la conservazione del regime di Putin e di conseguenza il forte aumento dei conflitti nella politica globale». Lo ha scritto su Twitter Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, in riferimento alle notizie secondo cui Pechino avrebbe proposto un cessate il fuoco immediato ma con il mantenimento da parte di Mosca delle regioni ucraine annesse. «Tutto questo è il caro sogno della Russia. La domanda è retorica: perché' i singoli attori pubblici continuano a interpretare lo "scenario mediatico russo" e a prolungare il conflitto?», ha osservato Podolyak.
La pace giungerà in Ucraina quando le parti in conflitto decideranno di parlarsi. Questa la previsione di Papa Francesco, in un’intervista all'emittente americana di lingua spagnola Telemundo. Rispondendo a una domanda sull'intransigenza che avrebbe incontrato nel suo recente colloquio con il presidente ucraino Volodomyr Zelensky, il Pontefice ha precisato che «non era questo il tono della conversazione». il presidente ucraino, ha aggiunto, «mi ha chiesto un grosso favore: darmi da fare, prendermi cura dei ragazzi che sono stati portati in Russia».
Riferendosi agli ucraini, il Papa ha detto che «loro non sognano tanto le mediazioni, perché il blocco ucraino è davvero molto forte. Tutta Europa, Stati Uniti. In altre parole, hanno una forza propria molto grande».
Il nodo centrale dei dieci punti del piano ucraino ha al centro il ritorno alle frontiere del 1992. Al Papa è stato chiesto se la Russia non dovrebbe restituire quanto ha occupato. «È un problema politico», ha risposto il Pontefice. «La pace sarà raggiunta il giorno in cui potranno parlare, tra loro due o tramite altri».
Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, scelto da Papa Francesco per la missione di pace in Ucraina, sarà l'interlocutore unico di Kiev e di Mosca. Lo ha affermato il segretario di Stato Vaticano, il cardinale Pietro Parolin, al margine di un evento all'ambasciata d'Italia presso la Santa Sede.
«Rimane quello che è già stato annunciato dalla Santa Sede: ci sarà questa missione di pace affidata dal Papa al cardinale Zuppi che dovrà cercare soprattutto di favorire un clima, un ambiente che possa portare a percorsi di pace», ha rimarcato Parolin aggiungendo: «Siamo lieti che ci sia questa disponibilità da parte di Mosca, di ricevere anche l'inviato del Papa ma questo non cambia niente riguardo alla sostanza della missione».
Riguardo al fatto che l’Ucraina ha affermato di non essere disposta a una mediazione, Parolin ha precisato che Kiev, «da quanto riportato dai media, non sarebbe disposta a una mediazione nel senso stretto ma la missione non ha come scopo immediato la mediazione, quanto piuttosto di creare un clima, aiutare ad andare verso una soluzione pacifica. Gli interlocutori saranno Mosca e Kiev. Per il momento. Poi vedremo. Stiamo ragionando sulle date. Credo che da parte delle due capitali non ci siano problemi per le date». (riproduzione riservata)