Mentre l’oro accusa il colpo di una Fed che resta in modalità restrittiva, nonostante la pausa negli aumenti dei tassi nella riunione di mercoledì 14 giugno, Ubp ha una visione rialzista sull’oro e anche sull’argento. «Prevediamo che l'oro salirà a livelli di circa 2 mila dollari per oncia entro la fine dell'anno mentre l'argento a circa 26 dollari l’oncia», afferma Peter Kinsella, global head of forex strategy di Ubp. Al momento il metallo giallo quota 1.943 dollari l’oncia, in ribasso di oltre l’1%, sui minimi da tre mesi, dopo aver toccato un massimo annuo a 2.049 dollari a inizio maggio.
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«La nostra previsione di prezzi leggermente più alti riflette diversi fattori. In primo luogo, i tassi d'interesse reali prospettici hanno probabilmente raggiunto il picco e ciò significa che il loro calo nei prossimi trimestri offrirà una spinta sia all'oro che all'argento. In secondo luogo, prevediamo una modesta debolezza del dollaro per il resto dell'anno, il che favorisce un contesto costruttivo per entrambi i metalli. Notiamo inoltre che gli investitori restano sotto investiti rispetto agli anni precedenti, il che comporta alcuni rischi di rialzo nel momento in cui gli investitori torneranno ad allocazioni più tradizionali», osserva Kinsella.
«Dato il beta di lungo periodo dell'argento rispetto all'oro, l'argento recupererà terreno in caso di rialzi più ampi. Notiamo che le banche centrali continuano ad aumentare le loro disponibilità di oro, e questo dovrebbe continuare nel resto dell'anno grazie alla diversificazione delle loro riserve. In conclusione, il contesto macroeconomico è ancora costruttivo per i metalli preziosi», afferma Kinsella.
Ora l'attenzione è rivolta anche alla riunione della Banca centrale europea di giovedì 15 giugno: si prevede che i tassi saliranno al livello più alto degli ultimi 22 anni e lasceranno la porta aperta a ulteriori rialzi, anche se l'economia della zona euro sta frenando. (riproduzione riservata)