Un passo indietro e, subito dopo, uno avanti. Il presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, dopo aver aperto alla possibilità di ridimensionare i dazi nei confronti dei partner commerciali, ha annunciato l’arrivo di una «tariffa secondaria» su Caracas, in base alla quale «qualsiasi Paese che acquisti petrolio e/o gas dal Venezuela sarà costretto a pagare una tariffa del 25% agli Stati Uniti su qualsiasi commercio che faccia con il nostro Paese».
Le ragioni, ha scritto Trump sul social network Truth, sono «numerose». Prima fra tutti l’ostilità. «Il Venezuela ha inviato negli Stati Uniti, intenzionalmente e ingannevolmente, sotto copertura, decine di migliaia di criminali di alto livello e di altro tipo, molti dei quali sono assassini e persone di natura molto violenta», ha scritto il presidente. «Tutta la documentazione sarà firmata e registrata e la tariffa entrerà in vigore il 2 aprile 2025, Giorno della liberazione in America».
Donald Trump ha inoltre dichiarato che presto annuncerà nuovi dazi sulle importazioni di automobili, prodotti farmaceutici e alluminio. Il tycoon lo ha detto parlando ai giornalisti ma senza indicare una data. Trump ha ribadito che l’obiettivo è rafforzare la produzione interna e portare più occupazione e investimenti negli Stati Uniti. «Siamo stati derubati da ogni Paese del mondo», ha ribadito dalla Casa Bianca. I dazi «porteranno miliardi, proteggeranno i posti di lavoro tenendo le imposte basse», ha aggiunto.
La Casa Bianca, dunque, sta restringendo il suo approccio alle tariffe che entreranno in vigore il 2 aprile, probabilmente omettendo almeno in quella data una serie di dazi specifici quali quelli per settori come automobili, prodotti farmaceutici e semiconduttori. Si fa avanti, insomma, l’ipotesi di dazi «light».
Fino ad ora la Casa Bianca aveva identificato vari settori come particolarmente vulnerabili alle nuove tariffe, tra cui l’automobilistico, il farmaceutico e i semiconduttori. I produttori di automobili in particolare si trovavano a fronteggiare l’incertezza di tre flussi tariffari separati, che avrebbero potuto gravare pesantemente sui costi di produzione e sui prezzi finali al consumatore.
Se da un lato i dazi sui veicoli importati potrebbero non essere annunciati il 2 aprile, il settore automobilistico resta in allerta per la possibilità che questa misura venga introdotta successivamente, in un momento in cui la flessibilità sembra essere una priorità per Trump.
Per il settore dei semiconduttori, che rappresenta un altro punto sensibile nelle relazioni commerciali tra Stati Uniti e alcune economie asiatiche, l’incertezza regna sovrana. Le tariffe su questi beni ad alto contenuto tecnologico potrebbero avere effetti devastanti sull'industria globale, considerando che i semiconduttori sono fondamentali per l'economia digitale.
Il Venezuela è il primo paese al mondo per riserve di petrolio, con oltre 303 miliardi di barili stimati, ma la produzione è però estremamente modesta. Tra le aziende presenti nel Paese figurano Chevron, l’inglese Shell e anche l’Eni. Ma per l’Italia non dovrebbero esserci conseguenze.
Secondo quanto appreso da MF-Milano Finanza, sarebbe prematuro fare una valutazione per il caso specifico del Cane a Sei Zampe. Eni recupera i crediti derivanti dalla vendita di gas in Venezuela in carichi di greggio. Non è certo quindi che le tariffe interesseranno anche il gruppo guidato da Claudio Descalzi. Contattata nell’immediato, Eni non commenta la vicenda. (riproduzione riservata)