Le banche europee chiedono agli Stati Ue di non inasprire le regole sugli scambi di azioni eseguiti bilateralmente tra investitori e istituti attraverso il magazzino titoli delle banche, senza passare dalle borse.
Sei Paesi Ue, tra cui Italia, Germania e Francia, hanno proposto meccanismi per queste operazioni con l'obiettivo di «migliorare la trasparenza nei mercati dei capitali azionari e garantire condizioni di parità tra banche e sedi di negoziazione», con un intervento considerato «essenziale per promuovere l’efficienza del mercato, ridurre la frammentazione e rafforzare la liquidità».
Le misure, indicate nell'ambito delle proposte della Commissione Ue sull’integrazione dei mercati, suggeriscono di facilitare la formazione dei prezzi, aumentare la trasparenza post trade e migliorare in modo significativo i prezzi per gli investitori retail.
Gli Stati vogliono fare ordine dopo la direttiva Mifid che ha aperto la strada a soggetti diversi dalle borse.
Le banche ritengono però che le misure aumenterebbero i costi per gli investitori, ridurrebbero le opzioni a loro disposizione e avvantaggerebbero le borse.Intervenendo in una consultazione dell’Esma, l’associazione bancaria europea Afme (Association for Financial Markets in Europe) ha sottolineato, ricordando le evidenze della stessa Esma, che «i mercati azionari europei sono stabili, competitivi e in continua crescita. Si tratta di una conclusione importante, soprattutto alla luce del fatto che alcuni operatori hanno suggerito che i mercati equity Ue siano in declino e che le negoziazioni dovrebbero essere riportate sulle borse tramite un intervento normativo». Le proposte legislative in questa direzione, secondo Afme, «tentano di risolvere un problema che non c’è».
L’associazione ha ricordato che oggi il 90% degli scambi si realizza attraverso borse e Mtf. «I cambiamenti relativi al luogo e alle modalità di negoziazione sono determinati in gran parte dalla domanda degli investitori, dalle nuove tecnologie e dall’evoluzione delle strategie di negoziazione, non da carenze del sistema», ha aggiunto l’associazione che invece suggerisce di migliorare l’accesso ai dati di mercato, in particolare attraverso una visione unificata dell’attività di trading sul mercato.
L’Afme ritiene che le banche e le società di investimento «forniscono liquidità e utilizzano il capitale di rischio per facilitare l’esecuzione in modo da garantire immediatezza, certezza di esecuzione e un impatto ridotto sul mercato».
In tal modo, secondo Afme, gli internalizzatori sistematici (questo il nome tecnico) «contribuiscono a soddisfare un’ampia gamma di esigenze degli investitori, anche attraverso soluzioni di esecuzione su misura non replicabili in contesti multilaterali. Il loro ruolo dovrebbe essere inteso come complementare, piuttosto che come un fattore che compromette la qualità del mercato o la formazione dei prezzi». (riproduzione riservata)