Le lunghe trattative sul futuro di Toys ‘R’ Us in oriente sembrano finalmente giunte al termine. Il gruppo di obbligazionisti proposto come nuovo proprietario del business asiatico della società ha infatti raggiunto un accordo con l’azionista di minoranza, Fung Retailing, per l’avvio di una gestione congiunta delle operazioni. Nel dettaglio, l’intesa prevede interventi su due fronti: da un parte il ramo asiatico del gruppo pagherà 8,25 milioni di dollari in contanti a Fung in cambio del suo supporto nella richiesta di protezione ai sensi della legge fallimentare Usa (Chapter 11); dall’altro lo stesso Fung si impegnerà sottoscrivere un ulteriore 6% del capitale della società dagli obbligazionisti del business asiatico, portando la propria quota nel gruppo intorno al 21%.
L’operazione dovrebbe porre la parola fine la querelle che vede coinvolta la celebre catena di negozi di giocattoli da oltre un anno, a partire della presentazione di istanza di fallimento nel settembre 2017. In quella occasione Toys ‘R’ Us aveva invocato il capitolo 11 della legge fallimentare Usa, che accorda alle aziende in difficoltà linee di credito speciali, per evitare di dover chiudere tutti i punti vendita.
A marzo il gruppo aveva poi comunicato che avrebbe dismesso il business asiatico, salvo annunciare poco dopo di aver creato una joint venture con lo scopo di gestirlo insieme al partner Fung Retailing Limited (quota del 15%). Più tardi, il ramo estero del gruppo aveva richiesto alla Corte Fallimentare Usa di invalidare i diritti di Fung per cedere il 100% delle quote detenute, ma il socio di minoranza si era opposto alla richiesta affermando di non rientrare nella giurisdizione statunitense. Ne è conseguita la messa in vendita del solo 85% del business asiatico e la sua recente acquisizione da parte da parte di un’azienda che possiede il 12% delle obbligazioni collocate dal ramo asiatico di Toys ‘R’ Us.
È proprio quest’ultima operazione, avvenuta a fronte di un’offerta da 760 milioni di dollari di credito, che dà oggi la possibilità ai creditori di scambiare il proprio debito con il possesso del business. I giudici americani dovranno approvare il tutto, quindi dare il via libera al programma del Chapter 11 e alla vendita del gruppo in occasione della seduta del 29 novembre (riproduzione riservata)
