Tourbillon, Royal Oak e capolavori rari: Audemars Piguet apre il suo tesoro segreto a Milano
A Milano, Audemars Piguet apre le porte di una collezione privata mai vista in Italia: tourbillon, Royal Oak storici e capolavori di alta orologeria raccontano oltre 150 anni di eccellenza meccanica
Gli orologi quelli veri, quelli rari, quelli si ereditano o si cacciano per anni nelle aste hanno un suono. Un ticchettio impercettibile che è in realtà il battito di centinaia di ore di lavoro artigianale compresso in qualche centimetro di oro, titanio e platino.
Audemars Piguet ha scelto Milano, la città che questa settimana ospita il Salone del Mobile, ma che dall'AP House emana energia ben oltre la data di chiusura, per presentare Crafting Time: When Design Shapes Movement, una mostra che resterà aperta al pubblico fino al 3 maggio. Una scelta diversa: mentre il resto del Fuorisalone smontava i suoi set temporanei, questa esposizione continua a pulsare nel cuore di Brera come un tourbillon che non si ferma.
Una collezione privata. Finalmente visibile
La parola chiave è privata. La selezione di cronografi, tourbillon e cronografi-tourbillon esposta in mostra proviene da un collezionista nome non divulgato, passione evidente che ha accumulato per anni pezzi di rilevanza storica e tecnica. È la prima volta che questi segnatempo vengono riuniti e mostrati in Italia, e questo già basterebbe a giustificare una visita.
Ma c’è di più. Il percorso espositivo è costruito come un romanzo a capitoli. Si comincia con un orologio da tasca del 1899 un cronografo, epoca in cui la complicazione era ancora un lusso di pochi abili pazzi e si arriva al RD#5, il segnatempo che Audemars Piguet ha sviluppato come evoluzione radicale del Royal Oak Jumbo del 1972. In mezzo, oltre 150 anni di ingegno orologiero che dimostrano come la Manifattura di Le Brassus non abbia mai smesso di chiedersi: fino a dove possiamo spingerci?
Il tourbillon, o dell'ossessione per la perfezione
Se esiste un simbolo dell'eccesso virtuoso nell’orologeria, è il tourbillon. Inventato da Abraham-Louis Breguet nel 1801 per compensare gli effetti della gravità sull'organo regolatore, è diventato nel tempo qualcosa di più, quasi una filosofia. La gabbia rotante che gira su sé stessa, portando con sé ruote, bilanciere e ancora, è un balletto meccanico che non ha bisogno di musica per commuovere.
Audemars Piguet lo ha ridefinito nel 1986, presentando il primo orologio da polso con tourbillon a carica automatica. In mostra campeggia quel modello iconico ref. 25643BA con il tourbillon posizionato alle ore 11, irradiante come un sole sul quadrante. Gli orologiai dell'epoca lo chiamarono Râ, come il dio egizio del sole, venerato come creatore dell'universo, padre degli dei e protettore dei faraoni. La decorazione di un solo movimento scheletrato di seconda generazione poteva richiedere fino a 300 ore di lavoro. Trecento ore. Per qualcosa che nessuno vedrà a occhio nudo senza una lente di ingrandimento.
Il Royal Oak, cinquant'anni dopo
La mostra culmina con RD#5, e qui Audemars Piguet fa una cosa che poche maison al mondo sanno fare: guarda il proprio passato senza nostalgia, ma come fonte di energia. Il Royal Oak quella cassa ottagonale con lunetta a viti, audacia geometrica che nel 1972 fu venduta a un prezzo sorprendente torna a essere il punto di partenza per un'esplorazione tecnica che non ha ancora trovato il suo limite.
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Perché vale la pena andare. Anche dopo il Salone
Milano ha una relazione speciale con il lusso: lo indossa, lo discute, lo espone. Ma raramente lo spiega. Crafting Time è invece una mostra didattica nel senso più nobile del termine, non condiscendente, ma generosa. Offre al visitatore gli strumenti per capire cosa distingue un grande orologio da uno semplicemente costoso: la risposta è sempre nel movimento, in quella città in miniatura che batte sul polso senza sosta.
AP House Milano, Via Bagutta 2. Aperta fino al 3 maggio. L’ingresso è gratuito.(Riproduzione riservata)
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