Ritorna la paura dell’inflazione nell’Eurozona. I rendimenti dei titoli di Stato sono saliti e gli operatori hanno ricominciato a prevedere un rialzo dei tassi Bce (con una probabilità del 30% quest’anno). I movimenti di mercato sono legati all’ulteriore rialzo dei prezzi dell’energia e ai timori per l’impatto del conflitto nel Medioriente.
Inoltre il 3 febbraio è stato pubblicato il dato sul carovita nell’area euro a febbraio, che ha mostrato un inatteso aumento all’1,9%, dall’1,7% di gennaio. Il valore resta sotto l’obiettivo di medio termine del 2% ed è allineato alle attese Bce per il primo trimestre dell’anno.
Sono arrivati però segnali negativi dall’inflazione core, cioè al netto di energia e cibo (salita al 2,4%, dal 2,2% del mese precedente), e dal dato nei servizi (3,4%, da 3,2%).
Il carovita è stato più alto del previsto in Italia (1,6%, da +1%), anche a causa delle Olimpiadi. La crescita annua dei prezzi del «carrello della spesa» è stata del 2,2% (da +1,9%). L’Italia è esposta in modo particolare ai prezzi del gas a causa del loro impatto sul costo dell’elettricità.
I rendimenti dei titoli di Stato italiani decennali sono aumentati di 10 punti base (al 3,45%), quelli tedeschi di 4 punti base (al 2,75%). Anche i tassi dei Btp a due anni sono saliti di 10 punti base, al 2,34%.
Lunedì i mercati hanno ridotto a zero le probabilità di un taglio della banca centrale quest’anno, oggi hanno iniziato a scontare un rialzo dei tassi.
Il capoeconomista Bce Philip Lane ha detto al Ft, ricordando un’analisi di fine 2023, che «ci sarebbe un aumento sostanziale dell’inflazione legata all’energia e un forte calo del prodotto» se un conflitto portasse a una «diminuzione persistente delle forniture energetiche».
In ogni caso «l’entità dell’impatto e le implicazioni per l’inflazione a medio termine dipendono dall’ampiezza e dalla durata del conflitto. La Bce seguirà attentamente gli sviluppi».
A dicembre la banca centrale aveva presentato uno scenario osservando che un rialzo del 14% di gas e petrolio avrebbe fatto salire l’inflazione dello 0,5% e avrebbe ridotto il pil dello 0,1% quest’anno.
Prima di cambiare la politica monetaria, Francoforte vuole capire se i rialzi dell’energia saranno duraturi, come hanno indicato anche il governatore francese François Villeroy de Galhau e il greco Yannis Stournaras.
Le nuove proiezioni su inflazione e crescita saranno presentate nella riunione del 19 marzo. Non è chiaro quali saranno le assunzioni sui prezzi dell’energia perché la Bce non comunica in anticipo la data di chiusura delle proiezioni.
Intanto la Bce ha pubblicato un paper che ha evidenziato i rischi delle stablecoin per il credito e per la trasmissione della politica monetaria, con pericoli per la sovranità monetaria quando sono denominate in dollari. L’analisi (scritta dagli economisti Carlo Altavilla, Miguel Boucinha, Lorenzo Burlon, Ramon Adalid, Roberta Fortes e Franziska Maruhn) ha sottolineato che una significativa diffusione delle stablecoin ridurrebbe i depositi bancari obbligando gli istituti a una raccolta meno stabile e causando una riduzione dei prestiti alle imprese.
Inoltre le stablecoin ostacolerebbero la capacità della Bce di influenzare l’economia attraverso il canale bancario, con rischi soprattutto nel caso di criptoattività in dollari. Il mercato delle stablecoin è oggi ancora piccolo per produrre effetti significativi, ma diverse analisi di mercato hanno previsto una forte crescita nei prossimi anni. L’analisi Bce indica la necessità di una regolamentazione approfondita su trasparenza e garanzie di rimborso, con possibili buffer di capitale e attenzione alle emissioni multiple.
La Bce sta lavorando a strategie per difendere la sovranità monetaria (si veda Milano Finanza del 28 febbraio), tra cui l’euro digitale. Su quest’ultimo fronte il Ppe ha approvato conclusioni a favore del progetto online e offline, seguendo la linea sostenuta da Marco Falcone (Forza Italia), contro quella del relatore Fernando Navarrete. Il parlamentare spagnolo però mantiene la posizione a sostegno soltanto della versione offline dell’euro digitale, nonostante la bocciatura arrivata anche dal suo gruppo politico. (riproduzione riservata)