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Pietro Labriola, ceo Tim
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Tim torna in area 50 centesimi: sinergie con Poste, il motore Enterprise e le partite straordinarie, ecco perché può correre ancora

10 ottobre 2025, 21:00

L’ultima volta che il titolo si trovava in modo organico intorno a quella soglia era tra fine 2019 e 2020. Così il ceo Pietro Labriola ha portato il titolo in alto dopo lo scorporo della rete

Non è certo paragonabile all’allunaggio di Neil Armstrong e compagni del luglio 1969, ma nel mese di ottobre anche Tim «ha toccato». Non un satellite, ma un prezzo che per il titolo è sembrato per tanto tempo distante quanto la Luna dalla Terra: 0,5 euro.

Telecom Italia è tornata a navigare con costanza tra 0,47 e 0,5 euro, una fascia di prezzo che non vedeva stabilmente da quando il mercato si aspettava l’opa mai arrivata da Kkr a fine 2021 e organicamente dal periodo a cavallo tra fine 2019 e inizio 2020, quando amministratore delegato di Tim era ancora Luigi Gubitosi.

Le sinergie con Poste

Oggi invece è Pietro Labriola alla guida dell’ex incumbent, che ha sempre sostenuto come la cessione della rete al consorzio di investitori guidato fondo americano e Mef avrebbe potuto non solo liberare il gruppo del fardello del debito ma anche portare alla risalita a Piazza Affari. Nonostante la partenza zoppicante, con il tonfo dopo il Capital Market Day del marzo 2024, il gruppo è tornato a generare fiducia negli investitori, in particolare dopo l’uscita dal capitale di Vivendi e l’ingresso di Poste.

«Quando c'è un azionista che ha quasi il 25% del capitale e considera la propria partecipazione come puramente finanziaria il mercato fa pagare dazio», spiegava Labriola qualche settimana fa. Da quando invece è il gruppo statale guidato da Matteo Del Fante il primo socio, è partita quella che l’ad di Tim chiama «la prima sinergia»: la corsa del titolo in borsa.

Ma ora è arrivato il momento in cui andranno chiarite quali sono le collaborazioni ad ampio raggio tra Tim e Poste: dopo gli accordi per l’energia e la migrazione di Poste Mobile sulla rete Tim, a novembre è attesa sul mercato la presentazione qualitativa delle sinergie da parte di Labriola, mentre l’impatto economico verrà quantificato in occasione dell’aggiornamento del piano industriale a inizio 2026.

Un’azienda «normale»

Il merito, ovviamente, non è solo di un azionista stabile e coinvolto, ma anche del fatto che Tim «è tornata un’azienda normale», per dirla con le parole di Labriola. «I nostri numeri e il nostro percorso sono rimasti quelli che avevamo previsto nei piani industriali passati, con le guidance centrate per tre esercizi di fila, come non succedeva da oltre un ventennio», ha rivendicato l’ad.

Il primo semestre si è concluso con una perdita di 132 milioni attribuibile ai soci della controllante, ma il pareggio si avvicina visto, che nel secondo trimestre il risultato netto è stato negativo di soli 8 milioni. Proseguendo nel solco tracciato, il ritorno all'utile sembra questione di tempo. Gli analisti di Exane, pur limitando il rialzo del target price da 0,45 euro a 0,5 euro, hanno specificato di recente come Tim da «situazione speciale» stia diventando una «stabile e noiosa telco», con «capex sotto il consensus e opportunità di consolidamento in Italia all’orizzonte» che hanno fatto confermare il rating outperform.

A garantire il ritorno della redditività il doppio motore: non solo il Brasile, il cui ricco contributo ormai è scontato, ma anche Tim Enterprise. La presentazione della strategia del ramo business di Tim, che stima un miliardo di investimenti nel triennio, ha contribuito all’entusiasmo delle ultime settimane a Piazza Affari. Per fare un esempio, per Intermonte, che ha alzato il target price di Tim da 0,5 a 0,65 euro, Enterprise vale 7,4 miliardi di euro grazie a una crescita annuale dei ricavi prevista di circa il 5% fino al 2027 e una marginalità in salita dal 21% del 2024 a sopra il 24% nel 2027.

Il ritorno del dividendo

Ad alimentare l'interesse degli investitori può tornare a breve anche il tema del dividendo. A febbraio, in occasione dell’aggiornamento del piano industriale, Tim aveva stimato una distribuzione di 350 milioni nel 2026 derivanti dalla cessione di Sparkle, di cui è atteso il closing, a cui aggiungere 500 milioni nel 2027 e 600 milioni nel 2028 grazie a una generazione di cassa di 2,5 miliardi prevista tra il 2025 e il 2027.

Ma la cedola potrebbe tornare anche prima, se la Cassazione deciderà in favore di Tim nell’ultimo grado di giudizio relativo alla restituzione del canone concessorio del 1998 da oltre un miliardo di euro. Tim ha già ottenuto le risorse grazie a un’operazione di factoring conclusa in estate e il governo, stando alle indiscrezioni, starebbe inserendo nella legge di bilancio oltre un miliardo per pagare, nel caso in cui perdesse in tribunale. Certo, in prima battuta sarebbero remunerate le azioni di risparmio, che non a caso viaggiano a premio rispetto alle ordinarie (intorno a 0,55 euro).

Sullo sfondo restano ulteriori partite straordinarie: dal consolidamento al rinnovo delle frequenze – che Tim e gli altri operatori chiedono sia gratuito o a forte sconto in cambio di investimenti sulla rete 5G –, fino ad arrivare all’abbattimento del capitale per ricostituire le riserve. Insomma, chissà se quello che pareva un tetto irraggiungibile solo pochi mesi fa non si trasformi in un trampolino per salire ancora. (riproduzione riservata)



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