«C’è un grande interesse per TikTok». Così il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha commentato in un post sul social Truth il fermento che circonda l’app cines. Il 3 febbraio il tycoon ha annunciato la creazione di un «fondo sovrano» che rilevi le attività della piattaforma negli Stati Uniti. E i potenziali acquirenti, a quanto pare, non mancano.
Trump ha firmato un ordine esecutivo che incarica i Dipartimenti del Tesoro e del Commercio Usa di preparare entro 90 giorni un piano per il veicolo, includendo «meccanismi di finanziamento, strategie di investimento, struttura e modello di governance». Una volta pronto, il fondo dovrà probabilmente passare dal voto del Congresso.
A differenza di altri Paesi, come gli Emirati Arabi o l’Arabia Saudita, gli Stati Uniti al momento non hanno un fondo sovrano. Per Trump, questo deve cambiare: «Penso che sia giunto il momento che questo Paese abbia un fondo sovrano», ha detto alla stampa.
Ulteriori dettagli sul fondo, per ora, non ci sono. Ma secondo il Segretario del Tesoro, Scott Bessent, il veicolo dovrebbe essere operativo nel giro di 12 mesi. «Ci sarà una combinazione di asset liquidi e asset che possediamo in questo paese e che lavoreremo per mettere a disposizione del popolo americano», ha aggiunto Bessent.
La prima missione del fondo sovrano a stelle e strisce potrebbe essere risolvere il «problema TikTok». L’app, controllata dalla holding cinese ByteDance, è oggetto di una legge federale, approvata nel 2024, che ne prescrive la vendita o, in alternativa, il blocco negli Stati Uniti.
Finora ByteDance non ha venduto e, il 19 gennaio, ha rimosso per qualche ora l’applicazione dagli Apple e Google store americani. Salvo poi ripristinarla grazie a Trump: appena entrato in carica, il 20 gennaio, il presidente ha sospeso per 75 giorni l’applicazione della norma.
Una soluzione, però, deve ancora essere trovata. Trump stesso, prima dell’annuncio del fondo sovrano, aveva ipotizzato di far confluire gli asset americani di TikTok – considerata pericolosa per la sicurezza nazionale per i suoi legami con Pechino – in una joint venture, controllata almeno al 50% da uno o più soci statunitensi.
Sull’identità dei possibili compratori, nei mesi passati, si sono rincorse numerose voci. La lista degli interessati spazierebbe da Elon Musk già proprietario di X, a Microsoft, passando per vari imprenditori e influencer più o meno noti. (riproduzione riservata)