Da oggi gli operatori che vorranno entrare nel mercato italiano del telepedaggio - di fatto dominato da Telepass, a cui si stanno affiancando UnipolMove e in misura minore MooneyGo - dovranno offrire sul tratto autostradale almeno 59 servizi standard.
Secondo quanto MF-Milano Finanza è in grado di rivelare, è stato appena siglato al ministero dei Trasporti un accordo tra Aetis (l’associazione che rappresenta i fornitori del telepedaggio, come Telepass), Aiscat (la confindustria delle concessionarie autostradali) e il dicastero la lista dei 59 servizi che i service provider erogano alle società autostradali italiane, a cominciare da Aspi.
Si va dalla gestione dei reclami, dei rimborsi e degli sconti alla riscossione dei pedaggi secondo le regole nazionali e delle concessionarie e dalla gestione delle informazioni e dal supporto ai clienti alla manutenzione del software dell’apparato, a cominciare dalla scatoletta grigia come l’Obu Telepass. Si tratta di servizi che in Europa gestiscono ogni anno oltre 9 miliardi di euro di pagamenti.
È un passaggio importante perché da questa griglia di base dipende anche la remunerazione da riconoscere ai service provider che operano in Italia. Nelle trattative bilaterali con le concessionarie Telepass & C dovranno infatti partire da questo elenco per definire i loro compensi, lasciati poi sempre alla contrattazione finale.
L’impulso di questo processo però è europeo e a tendere, se anche gli altri Paesi la applicheranno, si potrà raggiungere un’identità di servizi (e di modalità di remunerazione) in tutti i 27 Stati membri contribuendo a incrementare l’interoperabilità dei sistemi di telepedaggio.
È la prima volta che nel Vecchio Continente le associazioni di categoria sottoscrivono un accordo di questo tipo. Al ministero dei Trasporti la procedura – che è stata portata avanti a livello di direzione generale per le autostrade da Sergio Mochetti – ha recepito una analisi-benchmark della Commissione Ue, ossia l’«Eets (European Electronic Toll Service) Remuneration Study» pubblicato recentemente da Bruxelles che mira a tracciare un perimetro comune europeo per la definizione e la metodologia di calcolo della remunerazione degli operatori di riscossione elettronica del pedaggio.
L’Italia dunque fa da apripista per l’applicazione del paper. Il passo successivo sarà fissare un metodo di calcolo condiviso dei valori economici risultanti dalla lista dei servizi, passaggio atteso entro marzo 2026. Oltre a introdurre maggiore trasparenza il sistema degli accordi consentirà di raggiungere un’uniformità di valutazioni dei service provider che operano in giro per l’Europa.
In Italia a gennaio entrerà nel vivo la gara per vendere il 49% di Telepass nel portafoglio degli svizzeri di Partners Group. Entrato nel 2021, il fondo elvetico ha dato mandato a Ubs e Mediobanca di valorizzare la propria quota nell’operatore del telepedaggio controllato da Mundys.
Gli advisor hanno sondato il mercato e per l’asset hanno mostrato interesse player del private equity come Warburg Pincus, Bain, Stonepeak, Advent, il fondo pensione olandese Apg e alcuni soggetti industriali come la portoghese Via Verde e l’operatore emiratino Salik. Grazie al repricing delle tariffe Telepass lo svizzero Partners Group, che nel 2021 aveva sborsato 1,05 miliardi, punta a valorizzare il 100% della società circa 3,8 miliardi. (riproduzione riservata)