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Tabacco, entrate record nel 2025 in Italia: 15,6 miliardi

01 luglio 2026, 11:26

La Commissione europea sta lavorando alla riscrittura delle direttive Tpd e Ted per aggiornare le normative sui prodotti da fumo. L'obiettivo è armonizzare le accise e includere nuovi prodotti come e-cig e tabacchi riscaldati

Nel 2025 gli incassi tributari da sigarette e altri prodotti da fumo – tra accise, Iva e imposte di consumo – hanno raggiunto l’anno scorso il record di 15,6 miliardi di euro (erano 13,9 nel 2019) e la legge di Bilancio 2026 ha rimodulato il calendario fiscale, con aumenti spalmati in un triennio.

L’Italia, infatti, si è mossa in autonomia mentre il quadro europeo resta in cerca di un nuovo equilibrio, con la revisione delle direttive. In particolare sono due i fronti aperti. La riscrittura della Tpd (Tobacco products directive 2014/40/Ue) che disciplina caratteristiche, etichettatura, ingredienti, avvertenze sanitarie, vendita transfrontaliera a distanza, tracciabilità dei prodotti. E l’aggiornamento della Ted (Tobacco excise/taxation directive 2011/64/Ue), che fissa struttura e aliquote minime delle accise sui tabacchi lavorati, ed è integrata dalla direttiva 2020/262/Ue sul regime generale delle accise (movimentazione, depositi fiscali, acquisti transfrontalieri di privati).

Le due modifiche in corso in Europa

Da un lato, per la Tpd il percorso è stato avviato da poco: chiusa la call for evidence il 15 giugno, la consultazione pubblica lanciata dalla Commissione resterà aperta fino al 14 agosto: i contributi confluiranno nella valutazione d’impatto che accompagnerà la proposta legislativa nei mesi seguenti.

Dall’altro lato, la Ted è stata stata presentata quasi un anno fa, il 16 luglio 2025, per aggiornare e armonizzare il quadro delle accise. Nel dettaglio, l’obiettivo sarebbe aumentare le aliquote minime Ue, estendere il campo applicativo a liquidi per e-cig, tabacchi riscaldati e pouches (bustine di nicotina), inserire il tabacco grezzo nel sistema di controllo dei prodotti sottoposti ad accisa.

D’altronde i valori fiscali minimi fissati nel 2011 hanno perso efficacia a causa dell’inflazione e poi sono entrati nel mercato nuovi prodotti non inquadrabili nelle categorie tradizionali. E soprattutto Bruxelles – che persegue l’obiettivo di una generazione tobacco-free entro il 2040 – sostiene che all’impatto delle politiche fiscali può essere attribuito circa il 40% del calo della prevalenza di fumo tra gli europei. Stando all’Oms, un aumento delle tasse che fa salire i prezzi del tabacco del 10% ridurrebbe il consumo di circa il 4% nei Paesi ad alto reddito e fino all’8% nella maggior parte di quelli a basso e medio reddito.

I Paesi si oppongono alla nuova Ted

Dato il suo tenore fiscale la modifica del Ted richiede l’unanimità in Consiglio dell’Ue. Ma diversi Stati Ue (Italia inclusa) sono critici sull’impatto delle modifiche perché temono: l’eventuale migrazione della domanda dal mercato legale a quello illegale; l’equiparazione di prodotti (tradizionali e innovativi) con profili di rischio diversi; un calcolo delle aliquote minime che non tenga conto dell’approccio Ppp (purchasing power parities), della parità del potere d’acquisto tra i vari Paesi.

Tanto che la proposta della Commissione è stata respinta anche dal Parlamento Ue, che nella plenaria del 17 giugno ha chiesto di ritirarla. Il parere non è vincolante ma significativo, e ora il pallino, da luglio a dicembre, passa alla presidenza irlandese del Consiglio. (riproduzione riservata)



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