In tempi di profondi cambiamenti per le economie globali e delle logiche a esse sottese è fisiologico che anche gli attori che vi operano avvertano l’esigenza di rinnovarsi. Nel mondo degli studi legali la rivoluzione coinvolge indistintamente tutti, piccoli e grandi, e molteplici sono le risposte a questo fenomeno. C’è chi si fonde per ampliare il proprio raggio d’azione, chi incorpora nuovi team puntando su determinati mercati e practice, chi si ristruttura per continuare a crescere ma in modo sostenibile e chi decide di puntare su specializzazione e settorialità.
Tra le varie strategie quella scelta da Orrick è l’ultima. La law firm internazionale si è di recente trovata ad affrontare un importante flusso di uscite di professionisti a vari livelli che probabilmente ben si legano con il cambio di passo strategico che lo studio sta mettendo a terra. Per i prossimi anni la law firm intende spingere sullo spostamento di direzione che la vede allinearsi alla più ampia strategia global condivisa dal board di Orrick per offrire una consulenza legale concentrata sulle aree che si intersecano in modo migliore in tutte le oltre 27 sedi sparse in giro per il mondo. «Orrick più che su un’economia di scala nasce su un’economia di nicchia e di specializzazione», spiega a Milano Finanza Attilio Mazzilli, nominato lo scorso anno managing partner dello studio, sottolineando che ormai da tempo la law firm è divenuta uno dei player di riferimento a livello internazionale per il tech «e su questo ha deciso di fare una scelta verticale».
Nello specifico, il managing partner spiega che gli obiettivi dello studio si concentrano al momento nell’accelerare e «consolidare i progressi che sono stati compiuti nelle aree tech e venture capital, m&a e private equity, private credit e white collar» perché costituiscono quelle service line che «creano sempre più opportunità di collaborazione tra l’Italia e le sedi di Londra, Parigi, Dusseldorf, Monaco e Ginevra e ovviamente negli Stati Uniti e in Asia».
Con queste practice identificate come quelle core e strategiche per la law firm, le sedi italiane di Milano e Roma sono dunque già al lavoro e impegnate nel processo di convergenza pressoché totale sui settori identificati. A dimostrarlo è anche la struttura della partnership che si è di recente aperta all’ingresso di Carlo Trucco e alla recente promozione di Livia Maria Pedroni, entrambi del team technology e innovation guidato da Mazzilli.
Nell’implementazione di una strategia come questa, è evidente che a mutare direzione è anche l’allocazione di risorse finanziarie e professionali, che dalle aree meno strategiche si spostano in quelle definite più «core e profittevoli». «È chiaro che avendo cambiato strategia e managing partner c’è stata una diversa attenzione al budget che deve seguire gli obiettivi che ci siamo posti», aggiunge Mazzilli, che in merito all’ampiezza numerica della law firm sottolinea invece che «la strategia punta su un numero di professionisti inferiore a molti competitor internazionali ma tutti estremamente specializzati nelle aree core dello studio». «L’obiettivo della firm è infatti di essere un’eccellenza nei settori che segue, non essere una full service, ma avere specialisti altamente competenti in un determinato filone. Vogliamo diventare più dinamici e prendere posizione sulle nuove tecnologie per facilitare il lavoro. Il modello di business deve essere integrato, cross connected, evitando di formare team troppo ampi e generalisti».
Intrecciando quindi le linee del piano, le assunzioni strategiche a cui sta pensando adesso Orrick italia «si focalizzeranno su specifici attori, già identificati, che stanno eccellendo in questi settori», aggiunge ancora Mazzilli. Continuando a eliminare le attività che non ritiene core, la firm ha comunque intenzione di continuare comunque a investire in Italia e in tutta la piattaforma britannica ed europea dopo che negli ultimi cinque anni ha aggiunto 35 laterals nelle aree più strategiche. (riproduzione riservata)