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Stellantis tifa Elon Musk: con il crollo di vendite di Tesla a rischio i certificati green su cui conta il gruppo di Elkann
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Stellantis tifa Elon Musk: con il crollo di vendite di Tesla a rischio i certificati green su cui conta il gruppo di Elkann

31 marzo 2025, 20:00 Ultimo aggiornamento: 01 aprile 2025, 12:43

Stellantis punta sui certificati verdi di Tesla per rispettare i target Ue sulle emissioni. Ma il calo delle vendite della casa di Musk in Europa minaccia il pool di compensazione e la strategia del gruppo

Stellantis fa il tifo per Elon Musk. Il gruppo automobilistico del presidente John Elkann deve sperare in un rapido recupero delle vendite di Tesla in Europa, perché da ciò dipende molto del successo o meno della sua strategia per rispettare le regole europee sulle emissioni di anidride carbonica.

Nonostante la Commissione Europea abbia ceduto alle pressioni dell’industria acconsentendo a un rinvio delle sanzioni che dal 2025 avrebbero dovuto punire i produttori non in grado di rispettare i nuovi target (nei giorni scorsi Bruxelles ha avviato l’iter per un emendamento ad hoc), il problema è soltanto rinviato: dal 2027 il rischio di incorrere in multe miliardarie tornerà a incombere sulle case auto che vendono in Europa senza essere in grado, nel periodo 2025-2027, di restare al di sotto di emissioni medie di 94 grammi di Co2 al chilometro per l’intera flotta. Con sanzioni di 95 euro per ogni grammo oltre il limite per ogni auto.

Imparato: anche nel 2025 certificati verdi da Tesla

Per questo motivo nel fine settimana, parlando a un evento a Torino, il capo europeo di Stellantis ha confermato che il gruppo, nonostante il rinvio delle multe, «anche nel 2025 vuole continuare a comprare certificati verdi da Tesla». La proroga del 2027 «ci dà un po’ di respiro ma non fornisce una soluzione», ha spiegato Jean Philippe Imparato, lasciando intendere che per soddisfare i requisiti di riduzione delle emissioni di Co2 dell’Unione Europea che saranno richiesti tra tre anni è meglio agire per tempo.

Anche perché dopo le dimissioni del ceo Carlos Tavares, che si era sempre detto convinto di poter rispettare i target Ue già nel 2025, Stellantis ha cambiato linea: Imparato, riporta Reuters, ha ricordato che «l’attuale mix di veicoli elettrici di Stellantis sulle sue vendite europee è pari al 14% rispetto all’obiettivo del 21% fissato dall’Ue» e quindi il gruppo «userà tutti gli strumenti a disposizione» per rispettare le regole sulle emissioni, anche comprando i crediti verdi da Tesla.

Stellantis e l’adesione al pool di Tesla

Per poterlo fare Stellantis a inizio anno ha scelto di aderire a un cosiddetto pool gestito dalla casa di Elon Musk (il pool manager) all’interno del quale vengono messe in comune le emissioni di ciascun gruppo. L’obiettivo è evitare le sanzioni attraverso un meccanismo che prevede che le aziende con minori vendite di veicoli elettrici acquistino crediti di carbonio dai leader del segmento, come Tesla.

Il pool gestito dalla casa di Musk, oltre a Stellantis, include Toyota, Ford e Mazda e nei giorni scorsi si è allargato a Honda e Suzuki, facendo aumentare il numero di società che intende acquistare certificati verdi da Tesla. Ma c’è un problema: il crollo delle vendite di cui è vittima nei Paesi dell’Unione Europea la casa americana, le cui consegne nei primi due mesi del 2025 si sono dimezzate.

Il crollo di vendite di Tesla mette a rischio i certificati

Come fanno notare a MF-Milano Finanza due fonti a conoscenza dei complessi calcoli che regolano questi meccanismi, il crollo delle vendite di Tesla, oltre a mettere a rischio un business molto redditizio per la casa di Musk come quello dei certificati green, può far fallire il pool di condivisione delle emissioni. Secondo le fonti, se Tesla non recupera subito almeno il ritmo di vendita dello scorso anno, potrebbe non riuscire a vendere la quantità di auto elettriche necessaria a generare la quota di certificati verdi da vendere a Stellantis e agli altri membri del pool per rispettare i target sulle emissioni.

Stellantis è vincolata a Tesla per i crediti green

Per questo motivo, quindi, il gruppo di Elkann, oltre a sperare di aumentare il mix di elettrico dall’attuale 14% grazie a modelli come la Citroen e-C3 o la Fiat Grande Panda elettrica, deve augurarsi l’immediata ripresa delle vendite di Tesla in Europa. Anche perché, se il pool guidato dalla casa di Musk dovesse fallire, Stellantis resterebbe con le mani vuote. «Un costruttore può essere membro di un solo pool» alla volta, spiega la Commissione Ue nelle Faq sul meccanismo di pooling, e ciò vuol dire che, mentre è legata a Tesla, Stellantis non può comprare crediti verdi da altre case che vendono più auto elettriche, come per esempio la cinese Byd. (riproduzione riservata)



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