Il giorno cerchiato in rosso sul calendario, quello che ufficializzerà il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, è il 20 gennaio. Da quel momento il secondo mandato del Tycoon prenderà ufficialmente avvio e il presidente avrà quattro anni per cercare di applicare il suo programma, composto di dazi, deregulation e norme anti-immigrazione. Ma che cosa potrebbe fare Trump nel suo primo giorno di mandato?
«C’è una serie di azioni unilaterali che il presidente potrebbe potenzialmente intraprendere il primo giorno» spiega Libby Cantrill, head of Us public policy di Pimco. Ad esempio, Trump potrebbe «ritirare gli ordini esecutivi di Joe Biden, anche nel settore energia». Il che significa che potrebbero saltare, fin da subito, gli attuali limiti al gas naturale liquefatto e alle trivellazioni. Uno scenario che segnerebbe un immediato cambio di passo dall’agenda dei Democratici, focalizzata sulla transizione verso l’energia pulita, a quella di Trump, scettico verso le politiche climatiche.
In più, aggiunge Cantrill, Trump potrebbe annunciare nuovi ordini esecutivi per «limitare l'immigrazione» – anche se un ampio programma di rimpatrio richiederebbe tempo e fondi dal Congresso – e «imporre dazi alla Cina». Ma non è tutto: appena rientrato alla Casa Bianca, il Tycoon avrà il potere di «sostituire i direttori delle agenzie federali, se lo desidera». Tra questi rientra, ad esempio, l’Antitrust americana: la Federal Trade Commission. «Il mandato della direttrice Lina Khan è scaduto alla fine di settembre e Trump potrebbe sostituirla con un commissario repubblicano», ipotizza Cantrill.
Diverso, invece, il caso della Federal Reserve. «Il mandato del presidente Jerome Powell scade nel maggio 2026 e riteniamo che la sua posizione sia blindata fino ad allora», sostiene l’esperta. «Il presidente non può licenziare un governatore della Fed senza motivo. Riteniamo che non ci siano dubbi sull’indipendenza della Fed».
Su tasse e spesa difficilmente Trump potrà agire subito. «Dovrà comunque passare dal Congresso», conclude Cantrill. «Supponendo che i Repubblicani mantengano la Camera, è probabile una proroga completa dei tagli fiscali di Trump in scadenza, ma forse solo per un periodo di tempo ridotto a causa dei deficit già elevati. Il deficit è stato probabilmente il più grande sconfitto delle elezioni, con nessuno dei due candidati propenso a prendere provvedimenti per ridurlo ed entrambi inclini ad approvare politiche che lo aumenteranno. Il tetto del debito, che dovrà essere gestito in primavera, sarà probabilmente alzato con facilità con la maggioranza repubblicana in entrambe le camere». (riproduzione riservata)