Lloyd Blankfein si sta preparando a lasciare alla fine dell’anno la carica di amministratore delegato di Goldman Sachs Group, dopo oltre 12 anni di servizio che ne hanno fatto uno dei boss più longevi di Wall Street.
E’ plausibile che dopo l’annuncio del ritiro di Blankfein, in Goldman si opti per un rapido ricambio al vertice, e non sembrano palesarsi altre candidature rispetto a quella dei due co-presidenti, Harvey Schwartz e David Solomon, secondo fonti vicine alla vicenda.
I tempi di qualsiasi mossa potrebbero ancora cambiare, ma la versione più accreditata è che Blankfein, che ha 63 anni, si ritirerà alla vigilia o all’inizio del 150° anniversario della fondazione di Goldman, nel 2019.
Blankfein in passato aveva spesso scherzato dicendo che sarebbe morto alla sua scrivania, e il suo entusiasmo per il lavoro ha portato molti all' interno dell’azienda a credere che avrebbe potuto resistere a un altro gruppo di aspiranti successori. Gary Cohn era uno di questi, e aveva accettato la proposta dell'amministrazione Trump dopo molti anni di delfinato di Blankfein. Ciò aveva dato il via alle promozioni di Solomon e Schwartz e a un nuovo capitolo nella pianificazione della successione di Goldman.
In una riunione del consiglio d' amministrazione di Goldman tenutasi a febbraio, Blankfein ha informato i colleghi di amministrazione della banca su quelli che considera i punti di forza e di debolezza dei suoi due probabili successori, ma non ha voluto condividere la sua preferenza, secondo del fonti del Wsj.
Il ritiro porrà fine a una carriera in Goldman lunga 36 anni. Blankfein è figlio di un impiegato postale di Brooklyn. Nel 1982, aveva abbandonato il suo lavoro di avvocato fiscalista ed era entrato a far parte del settore commodity di Goldman, come salesman dell’oro. È via via salito nei ranghi del trading della banca fino ad essere nominato CEO nel 2006, quando Hank Paulson divenne segretario del Tesoro.
Non è chiaro cosa farà Blankfein, se lascerà del tutto la banca o resterà nel consiglio in posizione di presidente del consiglio di amministrazione. I suoi tre immediati predecessori hanno avuto tutti incarichi governativi, un percorso che sembra meno confacente per Blankfein, che ha gestito Goldman più a lungo di chiunque altro dai tempi di Sidney Weinberg, morto nel 1969. Tra gli attuali CEO di Wall Street, lo batte solo James Dimon di JPMorgan Chase & Co.
Blankfein ha guidato Goldman attraverso la crisi finanziaria del 2008, in cui la banca è stata colpita ma ha retto. L'azienda è stata pubblicamente vilipesa, e Blankfein è stato aspramente criticato al Congresso a Washington per il ruolo di Goldman nel crollo dei mutui ipotecari. Goldman ha pagato 550 milioni di dollari al governo per transare sull’accusa di aver mentito agli investitori su un'obbligazione ipotecaria che poi era saltata in aria.
La crisi finanziaria ha umiliato Goldman in altri modi. I suoi trader non possono più contare su grandi linee di credito per cercare ritorni succulenti. La lunga coda di anni di mercati calmi e di preferenze più semplici degli investitori non hanno favorito la Goldman, l’enfant prodige di Wall Street.
Blankfein riconobbe in quell’occasione di non aver compreso quanto vasti fossero gli effetti della crisi. E’ stato poi criticato per la lentezza nel riposizionare il business del trading di Goldman, che aveva guidato dal 2002 al 2004. Il rapporto tra utile e patrimonio netto di Goldman, misura di quanto redditizio sia l’investimento degli azionisti, è sceso da oltre il 30% prima della crisi al 10,8% dello scorso anno. Nelle ultime settimane, tuttavia, il prezzo delle azioni della banca ha raggiunto i massimi storici: 266,34 dollari di giovedì 8. Un azionista che avesse acquistato titoli il primo giorno da Ceo di Blankfein, nel giugno 2006, avrebbe oggi raddoppiato i propri soldi, anche se tale performance è inferiore rispetto agli indici di mercato dello stesso periodo.
