Le temperature elevate aumentano i rischi legati allo stoccaggio delle batterie al litio nei magazzini e nei centri logistici. Il tema torna al centro dell’attenzione dopo il rogo che ha coinvolto il polo logistico di Milano e riguarda una filiera che movimenta ogni giorno grandi quantità di dispositivi alimentati a batteria, dalle e-bike ai monopattini fino a pc e smartphone.
Il fenomeno interessa, in particolare, operatori logistici e imprese in Europa e Nord America, dove i periodi di maggiore caldo coincidono con un incremento degli interventi legati a incendi in aree di stoccaggio e depositi.
Le batterie al litio sono classificate come merci pericolose ai fini del trasporto internazionale. Temperature elevate, prodotti difettosi o imballaggi non conformi possono favorire il fenomeno dell’instabilità termica (thermal runaway), con il rischio di surriscaldamento incontrollato, emissione di fumi tossici e incendi difficili da gestire.
«L’episodio di Milano richiama un principio essenziale di responsabilità condivisa», afferma Ermanno Vicini, ceo di Serpac, società specializzata nella progettazione, sviluppo e vendita di imballaggi ed etichette per il trasporto di merci pericolose. «La sicurezza di una spedizione contenente batterie al litio non si garantisce solo nell’hub, ma si costruisce prima ancora che il collo entri nel sistema logistico. Ciò significa una corretta classificazione, l’impiego esclusivo di imballaggi omologati quando richiesti, la protezione rigorosa contro cortocircuiti e l’applicazione puntuale delle marcature e delle etichette previste dalle normative vigenti».
La gestione corretta delle batterie al litio richiede quindi il rispetto delle procedure previste per classificazione, imballaggio e movimentazione, con responsabilità distribuite lungo tutta la catena logistica.
«Non rispettare questi standard non è solo una leggerezza, ma una minaccia concreta per l’intera catena logistica. La diligenza nell’imballaggio e nella dichiarazione del contenuto non è solo un adempimento legale, ma una fondamentale responsabilità civile e professionale», conclude Vicini.
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