Come può un grande romanzo essere utile alla vita di una persona che ha ben altro da fare che leggere? Un manager o una persona votata al successo, con infiniti nemici sul suo percorso? Come può un romanzo spiegare come accade davvero, quale è lo scenario e come va poi a finire la nostra lotta quotidiana? Lo racconta Gabriella Carmagnola nel suo ultimo libro: «Siamo tutti Madame Bovary – e 50 scrittori raccontano perché», un libro formato tascabile ma molto denso che esce a due anni dalla pubblicazione del secondo romanzo «Non lo dire a nessuno», entrambi Guida Editori.
50 scrittori, uno per ogni romanzo, libri da milioni di copie, molti dei quali premi Nobel, che Carmagnola racconta in estrema sintesi, una pagina o poco più, prendendo il succo da ognuno. «Siamo tutti sempre alla ricerca della felicità, come Madame Bovary e come i protagonisti dei grandi romanzi: che sia per accumulare potere o ricchezze, salire ai vertici della scala sociale, vincere una grande sfida o realizzare un mondo più giusto», commenta Carmagnola, «Protagonisti che parlano sempre di denaro, come nei romanzi di Balzac, di potere come in Macbeth di Shakespeare, di guerra come in Remarque, del disastro del pianeta come nella Strada di McCarthey, che cercano con ogni mezzo la scalata sociale come in Bel Ami di de Maupassant, di essere sempre il numero uno come in Open di Agassi o di cambiare il mondo come nelle Memorie di Adriano di Yourcenar. A volte consigliano di lasciare perdere, altre ci suggeriscono una via per riuscirci».
Gabriella Carmagnola, per molti anni a capo della comunicazione di Ania, l’associazione delle compagnie di assicurazione, ha lavorato, con i presidenti che si sono susseguiti, - da Longo a Desiata a Cerchiai fino a Farina - su dossier che sono restati nella storia nel nostro paese: le campagne sulla liberalizzazione delle tariffe rc auto, la constatazione amichevole in caso di incidente, la legge per la previdenza integrativa, o nuove norme per favorire l’assicurazione sulle calamità naturali. Giornalista, una formazione umanistica e filosofica che di sicuro le è tornata utile per lavorare nel complesso mondo delle assicurazioni – un tempo appannaggio maschile – e interpretarne la percezione da parte dell’opinione pubblica.