Non sarà soltanto il consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi di Siena a tenere banco nella prossima tornata di assemblee. Il 23 aprile l’assise di Generali dovrà nominare il collegio sindacale della compagnia assicurativa triestina, che ha una data di scadenza di diversa da quella del cda, nominato nel 2025.
Attualmente il collegio è composto dal presidente Carlo Schiavone e dai sindaci Paolo Ratti e Sara Landini. Sono stati nominati nel 2023. La lista per i sindaci più votata fu quella di Assogestioni, che prese due posti, destinati appunto a Ratti e Landini, mentre la lista minoritaria di area Caltagirone ottenne il terzo sindaco che per legge è divenuto il presidente del collegio.
Le regole non prevedono una prevalenza del presidente sugli altri due sindaci in caso di discordia su un tema: occorre sempre che almeno due siano d’accordo. Ma l’armonia del collegio sindacale attuale è stata molto intensa e non risultano particolari liti.
Le cose però sono cambiate. Prima dell’elezione del 2023, che vide correre Assogestioni e Caltagirone, storicamente le liste del collegio di Generali erano presentate da Mediobanca e da Assogestioni. Nel 2023 Mediobanca non la presentò, in linea con quanto fatto per il consiglio di amministrazione un anno prima, nel 2022, quando fu il consiglio delle Generali che presentò una propria lista.
Questa volta quindi non si sa se Mediobanca, così come aveva fatto fino al 2020, presenterà una propria lista di sindaci. Se non lo facesse, non avrebbe punti di riferimento nel collegio. Ma gli assetti sono cambiati, anche se non si capisce ancora bene come.
La cosa più naturale sarebbe la prosecuzione del collegio attuale, che anche per tradizione opera per tre mandati. Quindi Mediobanca non dovrebbe presentare una sua lista, mentre Assogestioni e Caltagirone sì.
Se prevalesse la lista Assogestioni, e non venissero mutati i candidati, la composizione attuale proseguirebbe. Se invece la lista Caltagirone prevalesse, allora i sindaci di sua spettanza sarebbero due mentre il presidente toccherebbe all’Assogestioni. E gli equilibri muterebbero ancora. Occorrerà vedere come si comporteranno, oltre agli investitori istituzionali, anche gli altri azionisti importanti delle Generali: Delfin appunto, Benetton, Unicredit e le casse previdenziali. (riproduzione riservata)