Shell archivia il primo trimestre del 2026 con utili oltre le attese supportata da una solida performance delle attività di trading e da una volatilità senza precedenti dei prezzi delle materie prime. La major ha però previsto un rallentamento della produzione nei prossimi mesi, principalmente a causa del conflitto in Medio Oriente, e ha ritoccato al ribasso la portata dei buyback per i prossimi mesi.
Guardando i numeri, Shell ha messo a segno un utile adjusted si è attestato a 6,915 miliardi di dollari nel primo trimestre, battendo le previsioni degli analisti contattati da FactSet a 6,1 miliardi e i 6,36 miliardi stimati dal consenso fornito dall'azienda. Il dato indica un netto miglioramento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e al quarto trimestre del 2025, quando Shell aveva riportato utili rispettivamente per 5,58 miliardi e 3,26 miliardi di dollari. L’ebitda adjusted si è attestato a 17,74 miliardi di dollari, mentre l'indebitamento netto è cresciuto a 52,6 miliardi dai 45,7 miliardi dello scorso anno.
«Shell ha conseguito risultati solidi, resi possibili dalla nostra costante attenzione alle performance operative in un trimestre caratterizzato da sconvolgimenti senza precedenti nei mercati energetici globali», ha commentato il ceo, Wael Sawan, ricordando che la scorsa settimana «abbiamo annunciato l'acquisizione di Arc Resources, accelerando la nostra strategia con l'aggiunta di asset complementari, di alta qualità e a basso costo nel settore dei liquidi e del gas, che riteniamo genereranno valore per i decenni a venire».
Shell ha rivisto anche la portata del programma buyback, riducendo l'importo del prossimo riacquisto a 3 miliardi di dollari dai 3,5 miliardi dello scorso trimestre. «Oggi, in linea con la nostra filosofia di allocazione del capitale orientata al valore, stiamo riequilibrando la distribuzione dei dividendi agli azionisti, con un programma di riacquisto di azioni proprie da 3 miliardi di dollari per i prossimi 3 mesi e un aumento del 5% del dividendo, in linea con la nostra politica di distribuzione esistente del 40-50% del Cffo», ha affermato Sawan.
Quanto all'outlook, la major ha riferito che le previsioni sui volumi e la produzione di gas del secondo trimestre 2026 riflettono l’impatto del conflitto in Medio Oriente. Il colosso petrolifero ha previsto in particolare una flessione dell'output dovuto alla chiusura dello Stretto di Hormuz, alla situazione in Qatar e a un aumento degli interventi di manutenzione programmati su tutto il portafoglio.(riproduzione riservata)