La compliance, che sintetizza quel concetto di adeguatezza dei comportamenti e dei processi aziendali alla normativa applicabile, è divenuta uno strumento di vantaggio competitivo sempre più rilevante nel tempo, soprattutto in un settore come quello finanziario che ha conosciuto una notevole espansione della regolamentazione dopo la grande crisi del 2008. La situazione in ambiente finanziario è allo stesso tempo diventata esplosiva con l’avvento e lo sviluppo dell’innovazione tecnologica che ha aperto alla possibilità di svolgere attività prima impensabili o ha trasformato le attività tradizionali, permettendone lo svolgimento con enorme guadagno in termini di efficienza. In questo contesto investire nella compliance è un fattore sul quale oggi puntano i soggetti più lungimiranti. Eppure accade ancora spesso che, nel primo periodo di espansione dei progetti fintech, venga sottovalutata l’importanza di assicurare alla nuova iniziativa un adeguato inquadramento regolamentare. Se comprensibile dal punto di vista imprenditoriale, ciò può risultare addirittura fatale per la sopravvivenza dell’impresa. Nell’iper-regolamentato settore finanziario ignorare gli aspetti della compliance a favore del business può generare infatti situazioni difficili da recuperare. Al contrario, valutare in fase di progettazione della fintech la conformità delle attività che si andranno a svolgere è una strategia che permetterà di aumentare le probabilità di successo e contestualmente di accedere a un piano di confronto costruttivo con le autorità.
Le stesse autorità europee stanno favorendo questo processo, promuovendo iniziative volte a favorire l’efficienza nel settore finanziario e a contrastare la frammentazione cui hanno dato vita i Paesi membri con le diverse regolamentazioni domestiche in materia. Basti pensare alla Direttiva (Ue) 2015/2366, entrata in vigore nel gennaio 2018 e meglio conosciuta come Psd2, che ha introdotto numerose novità nel settore dei pagamenti o al Digital Finance Package – Action Plan del 24 settembre 2020, il nuovo piano della Commissione Europea comprensivo, tra l’altro, della proposta legislativa mirata alla regolamentazione dei crypto-asset (MiCA), del regime pilota sull’utilizzo della Distributed Ledger Technology (Dlt) e del documento sulla resilienza operativa per tutte le istituzioni finanziarie (Dora). Lo sviluppo tecnologico non sta trasformando solo il business in sé ma anche il modo di fare e di essere della stessa compliance quale attività che previene il manifestarsi di rischi di conformità e di reputazione, poiché essa stessa si evolve con l’adozione di strumenti innovativi come il machine learning o l’utilizzo della Dlt nella certificazione della documentazione aziendale, che facilitano l’individuazione delle anomalie nei processi organizzativi e operativi. Il concetto di «prevenzione» è di fatto intrinseco alla compliance ed è ciò che permette di anticipare e analizzare casistiche concrete per inquadrarle nel framework normativo destinato ad accoglierle. Nella sostanza, investire nella compliance vuol dire programmare l’evoluzione dell’attività di impresa prevedendo problematiche che, quando si manifestano, rendono complicata la realizzazione dei progetti, inadeguati i prodotti o illegale l’attività. (riproduzione riservata)