Siamo al redde rationem tra cancelliera e presidenti regionali: i continui bisticci tra governo federale e vari Länder sta rinforzando troppo la pandemia. Così, il Consiglio dei ministri tedesco ha deciso d’imporre regole per tutto il Paese, ma solo nel caso in cui si superino particolari soglie di diffusione del contagio. In particolare, di far riferimento alle nuove infezioni ogni 100.000 abitanti: se per tre giorni di fila la media della settimana precedente è di 100 nuovi contagiati, scatta il sistema «frenata di emergenza». Da qui, Berlino si arroga il diritto d’imporre regole severissime nei distretti particolarmente colpiti dal virus. Il menu prevede coprifuoco dalle nove di sera alle cinque del mattino, incontri al massimo con una sola persona esterna al nucleo famigliare, i negozi chiusi, alberghi che non possono ospitare turisti, con teatri, cinema e discoteche a luci spente. Per le scuole le regole sono complicatissime: due test a settimana e se l’incidenza di cui sopra supera i 200, a partire da due giorni dopo si chiudono le aule. Ci sono anche regole per tornare alla normalità, ma sono ancora più complesse. Il decreto dovrà essere approvato dal Bundestag ed entrerà in vigore tra una settimana circa. Riguarderà praticamente tutta la Germania: se consideriamo i 401 Kreis territoriali tedeschi ben 325 sono oltre la soglia dei cento nuovi infettati a settimana. Con il virus sta venendo alla luce un limite assoluto del federalismo, e probabilmente non solo di quello tedesco: l’indipendenza amministrativa diventa motivo di scontro ai fini del consenso politico. Se Berlino impone restrizioni, i governatori dei Länder si schierano dalla parte dei negozianti in crisi; se invece Berlino apre, i governatori si scagliano contro Berlino, rea di non difendere la popolazione. Da qui, i litigi sono stati tremendi. Tra gli ultimi episodi, il presidente del Sachsen-Anhalt Reiner Haselhoff, il quale è anche presidente del Bundesrat, ha criticato duramente la natura legislativa del provvedimento, che sembrerebbe essere a metà strada tra un decreto e una legge vera e propria. Haselhoff è della Cdu, il partito della cancelliera, e ritiche pesantissime sono giunte dai Verdi e dai comunisti della Die Linke, ancora una volta in perfetta sintonia d’intenti: si critica l’idea del coprifuoco perché non si capisce bene in che modo incontrarsi con un conoscente nottetempo possa causare pandemie globali. È così che la Germania dipinge un quadro espressionista nel quale la sinistra difende le libertà individuali, mentre i conservatori criticano la propria stessa leadership. In fondo, tutti hanno ragione: la Germania è in piena crisi politica, in misura assai più evidente rispetto a quanto non appaia dall’estero. Angela Merkel ha annunciato di volersi ritirare dalla vita politica, ma in quindici anni di governo non ha avuto modo di preparare la successione: il merkelismo è in sé anche personalismo, e per questo alla sua caduta Berlino finirà in mano ai pretoriani. Sospendere il federalismo sulla pandemia (per quanto per poco, per quanto per questioni sanitarie) è un passo storico allo stesso tempo gravissimo, ma necessario e importante. Il federalismo e l’indipendenza sono nati per limitare il potere prussiano, la cui vocazione militarista aveva contribuito a scatenare un paio di guerre mondiali e qualche prodromo di sorta nel diciannovesimo secolo. Adesso, però, appare chiaro come l’eccessiva indipendenza si trasformi in anarchia politica e per questo si pensa a leggi di emergenza per ricondurre tutto sotto l’egida della capitale. È lecito però interrogarsi su un dubbio: ci sono alternative possibili? In fondo, nessuno ha mai affrontato pandemie come questa, e nessuno lo ha fatto ai tempi della comunicazione digitale, quando le opinioni si estremizzano e cretinizzano con estrema rapidità. Se il «freno di emergenza» riuscirà a frenare la pandemia, ciò sarà ancora una volta merito di Angela Merkel. (riproduzione riservata)