Chissà se oggi si registrerà, nella conferenza stampa che Christine Lagarde terrà dopo la seduta del Direttivo della Bce, l’eco dell’iniziativa promossa dalla Commissione europea. Comunque, sarà interessante leggere le argomentazioni con le quali quest’ultima intende avviare un procedimento di infrazione nei confronti della Germania per la sentenza della Corte costituzionale tedesca del maggio 2020 che impose alla Bce, e prima ancora alla Bundesbank, di dimostrare la coerenza con il mandato delle stesse operazioni non convenzionali, da ultimo il Pepp, il programma pandemico di acquisto di titoli. Per quel che se ne sa, l’iniziativa muove dal presupposto che con la decisione della Corte, che ha coinvolto nell’accertamento anche il Bundestag, si sarebbe violata la supremazia in materia del diritto dell’Unione e degli organi giurisdizionali comunitari perché sulla legittimità delle operazioni straordinarie si era già pronunciata la Corte di giustizia europea e, nel contempo, sarebbe stata pure violata l’autonomia e indipendenza della Bce. Questo è il primo caso, se l’iniziativa procede, di una contestazione non di una decisione di un organo esecutivo, bensì di una Corte suprema, giudice anche delle leggi, qual è quella tedesca. E’ una nuova frontiera dell’azione della Commissione? Sia chiaro. su queste colonne abbiamo, a suo tempo, nettamente criticato con argomentazioni giuridiche e istituzionali, la decisione della Corte della Germania. E avevamo anche auspicato una reazione degli organi dell’Unione, rilevando che se iniziative della specie si dovessero diffondere nei Paesi dell’Eurozona, con le Corti costituzionali i cui pronunciamenti prevalgano nettamente su quelli dei corrispondenti organi dell’Unione, sarebbe il caos. O, comunque, se questa è una strada ammessa, allora la si percorra da parte di tutti, con l’adire, all’occorrenza, i rispettivi giudici delle leggi, non potendo esistere, nell’area, una specie di Marchese del Grillo a cui è consentito fare ciò che agli altri è, invece, precluso. La decisione della Commissione, se confermata nei termini in cui è stata annunciata, apre una problematica sulla quale sicuramente si eserciterà il fior fiore degli internazionalisti, degli europeisti e dei costituzionalisti. Il fatto è che, a livello comunitario, non esiste una vera e propria Corte costituzionale, esclusivo giudice delle leggi, alla stregua, per esempio, di quella italiana. Poi, allorché per partecipare all’Unione economica e monetaria sin dalla prima fase fu stabilito l’obbligo della «convergenza legale» degli ordinamenti dei singoli Paesi, in particolare quelli monetari e finanziari (e l’Italia prontamente ottemperò all’obbligo) in Germania è rimasto vigente il principio della precedenza dell’ordinamento interno, con particolare all’operare della Bundesbank che è direttamente tutelato dalla Costituzione. Se non si risolve questo problema, in un modo o nell’altro, conflitti di competenza del tipo che sta per maturare se ne registreranno ancora, se si pensa, per esempio, al progettato tener conto, nel mandato della Bce, della tutela dell’occupazione e del contrasto dei cambiamenti climatici o all’eventualità della fissazione di un target dell’inflazione superiore all’attuale stabilito «intorno, ma sotto il 2%». Un chiarimento definitivo e completo sul mandato è diventato fondamentale, come lo è il rapporto tra la giurisdizione dell’Unione e quelle nazionali. Se l’iniziativa della Commissione fosse considerata da qualcuno non positiva, magari perché la vicenda tedesca si è poi composta, tuttavia, da questa azione possono scaturire non solo importanti chiarimenti, ma anche un impulso a riforme e integrazioni dell’ordinamento comunitario, eventualmente anche per rafforzare il convincimento della terzietà della presidente della Commissione, la tedesca Ursula von der Leyen. Staremo a vedere. (riproduzione riservata)