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Franco Parasassi, presidente Fondazione Roma
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Il Mezzogiorno al centro della nuova missione delle fondazioni bancarie

di Franco Parasassi*
02 luglio 2026, 19:00 Ultimo aggiornamento: 19:25

Dopo la scomparsa di istituti storici, le fondazioni bancarie sono chiamate a sostenere lo sviluppo del Sud Italia. Una nuova strategia potrebbe ridurre il divario con il Nord, rafforzando il capitale sociale e progettuale

Tra le grandi operazioni di consolidamento che stanno (nuovamente) ridisegnando il sistema bancario italiano, s’inserisce anche il processo di cessione di BdM Banca, l’ex Banca Popolare di Bari, salvata e risanata dallo Stato con 1,6 miliardi di risorse del Fondo interbancario e finita poi sotto la sorveglianza di Mediocredito Centrale.

Il ruolo delle banche e delle fondazioni nel Mezzogiorno

Quest’ultima operazione solleva una questione più ampia, destinata a incidere sul futuro dello sviluppo del Paese: chi presidia oggi i territori, soprattutto nel Mezzogiorno, dopo la scomparsa delle banche che per decenni ne hanno rappresentato un punto di riferimento?

È una domanda che riguarda direttamente anche le fondazioni di origine bancaria, chiamate a interrogarsi sul proprio ruolo. Con la scomparsa del Banco di Napoli e del Banco di Sicilia, il Mezzogiorno non ha perso soltanto due grandi istituzioni finanziarie.

Ha perso quei presìdi territoriali che accompagnavano la crescita economica e sociale delle comunità, dialogavano con le imprese, sostenevano il Terzo settore e contribuivano a costruire capitale sociale.

L'asimmetria tra Nord e Sud e il vuoto progettuale

Nel Centro-Nord, la trasformazione delle Casse di Risparmio ha dato vita a un sistema di fondazioni che continua a rappresentare un'infrastruttura stabile per lo sviluppo dei territori. Nel Mezzogiorno, invece, alla scomparsa dei grandi istituti non è corrisposta un’evoluzione analoga. Ne è derivato un vuoto non solo finanziario, ma sociale e progettuale.

È da questa asimmetria che dovrebbe partire una riflessione sul futuro. Dopo oltre trent'anni di attività, le fondazioni di origine bancaria hanno dimostrato di essere investitori istituzionali capaci di coniugare autonomia, trasparenza, responsabilità e visione di lungo periodo. Oggi possono mettere questo patrimonio di competenze al servizio di una delle principali sfide nazionali: ridurre il divario tra Nord e Sud.

Una nuova strategia per la coesione territoriale

Individuare il Mezzogiorno come una priorità strategica non significa mettere in discussione il legame di ogni fondazione con il proprio territorio di origine. Significa riconoscere che la riduzione delle disuguaglianze territoriali è un interesse dell'intero Paese e che le fondazioni possono offrire un contributo complementare rispetto all’azione pubblica e al mercato.

Fondazione Roma sta passando con decisione dalla logica della «comunità del territorio» a quella della «comunità del bisogno», mantenendo il radicamento e ampliando lo sguardo verso le fragilità emergenti ovunque si manifestino. Non si tratta di dimenticare le radici, bensì di rispondere alle urgenze che si determinano in altre aree del Paese e del mondo.

Un'azione di sistema per il capitale sociale del Sud

È pronta, quindi, a partecipare a un’azione di sistema per il Mezzogiorno. Un’azione che miri a fornire al Sud non soltanto maggiori risorse finanziarie, ma che contribuisca a rafforzarne il capitale progettuale e sociale: sostenere il Terzo settore, favorire la collaborazione tra istituzioni, enti locali, università e imprese, costruire relazioni stabili capaci di trasformare le risorse in sviluppo attraverso partenariati e progettazioni mirate, con monitoraggio e misurazione dell’impatto e l’utilizzo di strumenti come venture capital e finanza agevolata.

In altre parole: se il Mezzogiorno è rimasto privo di quei presìdi territoriali che altrove hanno continuato a vivere attraverso il sistema delle fondazioni, la risposta non può limitarsi all’erogazione di contributi. Occorre ricostruire una presenza stabile sui territori.

Da questa consapevolezza nasce la proposta di promuovere una rete di sportelli di comunità nelle principali città del Sud d’Italia. Non «filiali bancarie», ma luoghi permanenti di accompagnamento e progettazione. Presìdi capaci di sostenere gli enti del Terzo settore, favorire partenariati tra istituzioni, università e imprese e migliorare la qualità dei progetti, trasformando le risorse disponibili in iniziative più efficaci.

Dagli sportelli di comunità allo sviluppo sostenibile

Una scelta finanziaria che genera impatto sociale perché orientata allo sviluppo sostenibile e all’occupazione qualificata. Una rete di questo tipo rafforzerebbe, infatti, i territori e renderebbe più efficaci gli investimenti pubblici e privati, creando condizioni favorevoli alla crescita economica e alla coesione. Gli sportelli di comunità potrebbero essere costituiti per iniziativa di singole fondazioni bancarie o in collaborazione tra di loro, e le sedi potrebbero essere collocate, ad esempio, nell’ambito della rete delle banche di credito cooperativo, che sono particolarmente radicate sul territorio.

Un ulteriore esempio per questa alleanza a favore del Sud potrebbe anche essere rappresentato - chiamando a raccolta anche il sistema bancario, le fondazioni di impresa e le Fondazioni familiari - da un intervento congiunto a favore della Casa Sollievo della Sofferenza, l’Ospedale di Padre Pio, fondamentale presidio sanitario del Sud che necessita di una operazione di rilancio. Un progetto esemplare di coesione territoriale e sociale.

Nonostante le suggestioni evocate da una grande operazione che coinvolge una banca del Mezzogiorno, l’obiettivo che dovremmo porci come sistema delle fondazioni non è quello di riproporre il modello delle banche territoriali del passato.

Dovremmo, piuttosto, puntare a costruire una nuova infrastruttura dello sviluppo. Perché dalla capacità di crescita delle Regioni del Sud dipende lo sblocco di parte rilevante del potenziale economico ancora inespresso dell'Italia. Un banco di prova importante anche per le “nuove” fondazioni bancarie. (riproduzione riservata)



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