Il boom globale dei bond ha raggiunto il Tagikistan. Il mese scorso il Paese centro-asiatico ha raccolto 500 milioni di dollari con il primo collocamento internazionale, pagando interesse annuo di non più del 7,125%, dato che l’offerta ha attratto come il miele uno sciame di acquirenti americani ed europei. I banchieri avevano già acquistato bond decennali dall’ex satellite sovietico a un rendimento dell’8%, ma la forte domanda lo ha abbattuto.
La sete di rendimenti degli investitori consente a governi e aziende di alcuni dei Paesi più poveri al mondo di collocare bond a tassi sempre più bassi. La Grecia, sull’orlo del default fino a poco tempo fa, quest’estate ha emesso nuove obbligazioni e la Banca centrale ha lanciato martedì un’altra vendita, segnando il ritorno delle banche elleniche sui mercati creditizi dai tempi della crisi del debito sovrano.
Quest’anno le emissioni di bond speculativi nelle aree in via di sviluppo hanno registrato un record di 221 miliardi di dollari, stando ai dati di JP Morgan e Dealogic, in crescita del 60% rispetto all’intero 2016.
Gli acquirenti spiegano che il debito comporta pochi rischi immediati. L’economia globale appare solida e il tasso di default dei mercati emergenti è basso. I banchieri prevedono che i mercati emergenti collocheranno obbligazioni per decine di miliardi di dollari entro fine anno.
Ma l’euforia preoccupa alcuni investitori che avvertono che l’acquisto frenetico di attività rischiose presagisce talvolta punti di svolta nel mercato. Alla fine della scorsa settimana il rendimento medio sulle obbligazioni societarie con rating speculativo nei mercati emergenti è sceso al 5,53%, secondo JP Morgan il più basso mai registrato. Due anni fa era superiore al 9%. «Per quanto non stia gridando che la fine è vicina, più avanti i mercati emergenti inizieranno a vedere questo tipo di euforia», ha commentato Wilbur Matthews, direttore di Vaquero Global Investments che sta vendendo il debito più rischioso per acquistare obbligazioni con rating più elevato su scadenze più vicine.
I bond del Tagikistan sono stati classificati B- da S&P, sei livelli sotto l’investment grade. La società di rating ha stimato il pil pro capite a 900 dollari, inserendolo tra i più bassi tra gli Stati sovrani valutati, ma le prospettive di crescita del Tagikistan sono progressivamente migliorate. La vendita ha seguito il debutto sul mercato del debito delle Maldive, che a giugno hanno raccolto 200 milioni di dollari mediante l’emissione di bond quinquennali con una cedola del 7%. «Gli investitori sono molto rialzisti sulle obbligazioni dei mercati emergenti e impazienti di diversificare con nuovi nomi», ha riferito Peter Charles, managing director di Citibank che ha gestito la vendita in Tagikistan. Il Paese prevede di utilizzare parte dei proventi per finanziare il progetto di una centrale elettrica.Ma alcuni hanno preferito passare. Samy Muaddi, che gestisce un portafoglio di bond emergenti per T. Rowe Price (ne ha in carico per circa 16 miliardi di dollari), non ha comprato il debito tagico perché sprovvisto di dati storici sui rimborsi e la solidità finanziaria del Paese. «Sono tante le offerte dal prezzo aggressivo così come molti sono i nuovi operatori in entrata sul mercato con precedenti meno consolidati», ha aggiunto.
Le aziende che in precedenza faticavano a raccogliere fondi sui mercati del debito ultimamente non hanno avuto problemi. Geo Energy Resources, gruppo indonesiano di estrazione del carbone, ha annullato un’emissione di obbligazioni da 300 milioni di dollari lo scorso luglio perché gli investitori chiedevano un ritorno di quasi il 9%. A fine settembre, la società è tornata sui mercati e ha collocato i titoli a un rendimento dell’8,3%.
Anche emittenti finiti in default nel passato hanno trovato sottoscrittori. A giugno l’Argentina ha emesso obbligazioni a 100 anni, in barba alle diverse insolvenze degli ultimi decenni.
«Il ciclo globale del credito è davvero favorevole. L’assunzione di rischio è molto elevata», sintetizza Jay Wintrob, ceo di Oaktree Capital Management, durante una recente visita a Hong Kong. Con sede a Los Angeles, Oaktree gestisce 99 miliardi di dollari di debito corporate e altri investimenti.
Quest’anno i prezzi dei junk bond dei mercati emergenti sono saliti notevolmente, spingendo gli spread a minimi pluriennali. Secondo JP Morgan, alla fine della scorsa settimana il differenziale rispetto ai Treasury era di soli 348 punti base, il livello minimo in 10 anni. Un anno fa era pari a 5,3 punti percentuali. E gli acquirenti collezionano abbondanti rendimenti. Da inizio anno e fino a settembre l’indice JP Morgan dei corporate bond ad alto rendimento dei mercati emergenti è salito del 9,2%, notevolmente meglio dei junk bond americani, che hanno reso il 6,7% nello stesso periodo.
Ci sono alcuni motivi fondamentali a indurre gli investitori di tutto il mondo a buttarsi sul debito più rischioso del mondo. Molte aziende crescono, i loro bilanci migliorano e i tassi di insolvenza sono ai minimi da anni, spiega Fraser Lundie, gestore e co-responsabile dell’area debito di Hermes Investment Management di Londra, che ha circa 39 miliardi di dollari in gestione. Inoltre, i mercati dell’energia e delle materie prime hanno visto ridursi la volatilità grazie agli utili delle imprese asiatiche.
Il denaro continua ad affluire. Stando a un recente rapporto dell’Institute of International Finance, i fondi obbligazionari sui mercati emergenti sono destinati ad attirare un flusso netto di 242 miliardi di dollari nel 2017, dai 102 miliardi di dollari del 2016. Ma gli acquirenti di obbligazioni emesse da società con rating basso e Paesi emergenti potrebbero essere esposti a diversi rischi se i mercati subiranno una correzione.
In precedenti situazioni di tensione economica, le obbligazioni spazzatura e il debito dei mercati emergenti sono stati tra gli asset più colpiti nelle valutazioni, in quanto gli investitori hanno abbandonato le posizioni rischiose per qualcosa di più stabile. La recente stretta degli spread solleva interrogativi sulla possibilità che gli investitori siano ricompensati in proporzione ai rischi assunti. Peraltro, un aumento dei tassi più rapido del previsto a opera della Federal Reserve potrebbe colpire diffusamente queste obbligazioni.
Polina Kurdyavko, co-responsabile del debito dei mercati emergenti a BlueBay Asset Management, che gestisce 57 miliardi di dollari in strumenti del reddito fisso, non è ancora preoccupata. L’emissione di junk bond, che rappresenta meno della metà dell’offerta globale di debito dei mercati emergenti, è finora aumentata in linea con il settore. «Comincerò a preoccuparmi quando rendimenti più elevati domineranno le emissioni di nuove obbligazioni nei mercati emergenti», ha dichiarato.
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