In un mondo sempre più instabile, qual è il futuro dell’Europa? «L’Unione europea si sta svegliando, ma la vera sfida è rendere questo risveglio più attivo», ha detto Paolo Gentiloni, commissario europeo per l’economia tra il 2019 e il 2024 ed ex presidente del Consiglio. «Senza un’accelerazione non si è in grado di competere e si rischia di essere schiacciati dalle altre potenze globali».
L’analisi dei possibili scenari mondiali è stata il tema centrale del panel «Dialogo sul futuro globale: autonomia strategica e competitività globale» – moderato dalla giornalista di Chora media Silvia Berzoni – andato in scena al Salone del Risparmio 2026. Oltre a Gentiloni, ha partecipato al dibattito Massimiliano Castelli, head of strategy – global sovereign markets di Ubs asset management.
La «sveglia» a Bruxelles deve partire dalla difesa. E soprattutto dal debito comune. Gentiloni ha spiegato che, anche dopo il mandato di Donald Trump, è un’illusione credere che tutto tornerà come prima. Per questo motivo è necessario superare la suddivisione in 27 diversi eserciti nazionali: «Bisogna muoversi sul finanziamento comune attraverso obbligazioni e debito comune europeo per la difesa. Anche i cosiddetti Paesi frugali sarebbero d’accordo», ha detto l’ex presidente del Consiglio. Che ha aggiunto: «Quasi tutti i banchieri sono favorevoli. Le resistenze sono politiche, ma bisogna rendersi conto che il mondo è cambiato».
Il riarmo nazionale preoccupa Gentiloni, soprattutto per quanto riguarda la mole di risorse messa in campo da Berlino per rinforzare l’esercito: si parla di circa 189 miliardi entro il 2029, la cifra più alta dopo Usa e Cina. «Noi rischiamo di sottovalutare la Germania. Uno squilibrio tra i vari Paesi non è positivo per l’Europa».
«Il secondo mandato di Trump è una “Wake up call” per l’Europa. Il cambio di strategia di Washington ci costringe a muoverci». Secondo Gentiloni, Bruxelles sta cambiando, anche se in alcuni settori lo sta facendo lentamente: «Ci stiamo muovendo bene sul commercio, a parte l’accordo sui dazi, sul welfare e sui diritti. Mentre si sta operando meno bene sulla competitività».
Gentiloni crede che la lentezza europea sia dovuta agli Stati nazionali che vogliono far prevalere i loro interessi rispetto a quelli comunitari. Però, la nota positiva è che, a dieci anni dalla Brexit, «non è più di moda uscire dall’Ue». Tra i fattori positivi dell’Europa c’è anche la prevedibilità: «Sappiamo che è lenta e frammentata, ma quando decide non cambia opinione subito dopo», ha detto l’ex premier facendo riferimento alle decisioni effimere annunciate da Trump.
L’altra grande sfida per l’Europa è l’indipendenza energetica, ora più che mai attuale con la crisi dello Stretto di Hormuz. «Non esiste nessuna bacchetta magica. Si deve ragionare su misure che possono accelerare la transizione, la quale non si può fermare o tornare indietro. Per questo motivo non ha senso discutere sul gas russo, è l’opposto di quello che dobbiamo fare», ha spiegato Gentiloni. «L’orizzonte è incrementare le rinnovabili e il nucleare di nuova generazione. L’idea di cancellare gli Ets (Emissions trading scheme, ndr) è irrealistica. Si possono però fare dei ritocchi».
Infine, l’ex commissario europeo all’economia ha parlato dell’ipotesi di sospendere il patto di stabilità, già rimandata al mittente da parte dell’Unione europea: «Era stato sospeso durante il Covid. Adesso non siamo in quel contesto dove l’industria calava a doppia cifra. La richiesta di sospensione non è attuale, ma potrebbe diventarlo con un prolungamento del blocco a Hormuz». E ha aggiunto: «Non bisogna usare la flessibilità come un alibi. I veri limiti, più che le regole, sono i mercati». (riproduzione riservata)