A oltre tre anni dall’invasione dell’Ucraina l’economia russa mostra segni di rallentamento tra manifattura in difficoltà, prezzi della benzina alle stelle ed esportazioni di petrolio in discesa a luglio 2025.
L’indice Pmi composito, che misura l’andamento combinato di manifattura e servizi, a luglio è sceso a 47,8 punti (dai 48,5 di giugno), segnalando la contrazione più marcata dall’ottobre 2022. Questo dato è il risultato di un calo simultaneo della produzione industriale e dell’attività nei servizi, con ordini in flessione ai ritmi più intensi da dicembre 2022.
L’occupazione, invece, mostra una leggera crescita grazie ai servizi che compensano la debolezza della manifattura che continua a tagliare posti di lavoro.
Inoltre, il settore energetico, storico pilastro dell’economia russa, attraversa a sua volta una fase di difficoltà. Secondo i dati di S&P Global Commodity Insights, le esportazioni di greggio russo via mare a luglio sono scese a 3,46 milioni di barili al giorno, il livello più basso da marzo, nonostante il Cremlino possa ancora contare sugli acquisti di partner come Cina e India.
Le esportazioni verso la Cina, tuttavia, hanno registrato un calo del’8%, portandosi a circa 956 mila barili al giorno, il minimo da dicembre 2022, mentre l’India ha aumentato gli acquisti del 5%, arrivando a 1,72 milioni di barili al giorno, e proprio per questo è stata punita dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, con dazi maggiorati al 50%.
Sul mercato interno, invece, i prezzi della benzina hanno raggiunto nuovi massimi nonostante uno stop alle esportazioni imposto a fine luglio. Alla Borsa Mercantile Internazionale di San Pietroburgo, le quotazioni della benzina Ai-95 hanno superato i 77.000 rubli a tonnellata, equivalenti a circa 947 dollari.
La fiammata dei prezzi segue di pochi giorni gli attacchi ucraini che il 2 agosto 2025 hanno colpito varie raffinerie in Russia, riducendo la capacità di lavorazione di circa 40.000 tonnellate di greggio al giorno. (riproduzione riservata)