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ROBERTO NICASTRO BANCHIERE
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Roberto Nicastro: i falchi della Bce stiano attenti al credit crunch

06 aprile 2023, 21:00

Se a Francoforte prevarrà la linea oltranzista, il credit crunch avrà effetti pericolosi per le pmi. Crisi bancarie? Finora l’Europa si è mostrata più solida degli Usa | Banche, frenano i prestiti alle imprese. Ora incombe lo spettro credit crunch. Bce rischia strette eccessive | Corrado Passera: le crisi di Svb e di Credit Suisse non contageranno le banche europee

Il credito nell’Eurozona sta frenando: i dati mensili della Bce mostravano già a febbraio il segno meno (poco sotto lo 0%) per i finanziamenti alle imprese. Per Roberto Nicastro, banchiere di lungo corso e oggi startupper alla guida della digital bank Aidexa, si tratta di numeri preoccupanti ma in linea con la politica della banca centrale: «Quando si prosciuga volutamente la liquidità, il fatto che la domanda e l'offerta di credito scendano non desta sorpresa». Se però in Bce la linea dei falchi prevalesse, il quadro potrebbe diventare drammatico per le pmi che rappresentano la metà del tessuto produttivo italiano e che non possono fare a meno del canale bancario.

Domanda. Nicastro, come legge l'instabilità finanziaria di queste settimane?

Risposta. Riscontro per prima cosa un'analogia con alcune crisi precedenti, a partire da quella del 2008. Come nel 2008 l'instabilità dei mercati è stata innescata anche dal ritiro di un forte quantitativo di liquidità precedentemente iniettato dalle banche centrali. Allora come oggi questa stretta molto energica ha fatto emergere punti di fragilità nel sistema finanziario. Un primo elemento di fragilità sono state le banche medie americane, dove la mancata applicazione di Basilea 3 si è rivelata rovinosa. Un secondo elemento è stata la crisi di Credit Suisse, un istituto da alcuni anni alle prese con un risanamento rimasto incompiuto. Da ultimo è emerso come la pur profonda revisione dell'architettura di regolamentazione e di vigilanza a livello internazionale abbia ancora bisogno di aggiustamenti. I casi di Svb e di Credit Suisse, per esempio, dicono che siamo ancora molto lontani da un modello unico e coerente di risoluzione per le crisi bancarie.

D. In questo contesto come si stanno muovendo le banche europee?

R. Se le analogie con il 2008 non mancano, lo stato di salute delle banche europee e, in particolare italiane, rappresenta invece una differenza lampante. Questa volta il vecchio continente si è dimostrato pronto ad affrontare la crisi. Regole rigorose e vigilanza molto attenta a tutte le banche sono emersi come chiari punti di forza. Il rialzo dei tassi è avvenuto in Europa a valle di stress test che hanno preparato il sistema bancario al nuovo scenario di mercato, cosa che invece non sembra accaduta negli Usa.

D. Se però la stretta della Bce sui tassi dovesse continuare, il rischio di recessione diventerebbe molto concreto.

R. Bisogna vedere cosa accadrà. Certamente se al vertice della Bce prevalessero i falchi, nuovi elementi di fragilità potrebbero emergere nel sistema finanziario europeo.

D. Senza contare il rischio di credit crunch.

R. Quando si prosciuga volutamente la liquidità, il fatto che la domanda e l'offerta di credito scendano non desta sorpresa. Anzi è una conseguenza quasi scontata. Vorrei segnalare un dato interessante per quanto riguarda l'Italia, quello cioè relativo alle concessioni di credito garantito alle pmi da parte del Fondo Centrale di Garanzia. L'ultimo dato dello scorso marzo mostra che rispetto allo stesso periodo del 2022 il calo è stato superiore al 30%. Il credit crunch insomma è già in atto e può essere un problema per un Paese che è banco-centrico in quanto pmi-centrico, posto che le pmi strutturalmente e in tutto il mondo hanno maggiore difficoltà ad accedere direttamente al mercato dei capitali. E chissà cosa starebbe succedendo senza Mcc.

D. La crisi di Svb è stata ricondotta alla bolla tech. Che riflessi prevede per l'economia digitale?

R. Per tornare al parallelismo con le grandi crisi del passato, questa fase mi ricorda molto lo scoppio della bolla dot.com del 2001-2002. Al tempo le startup con powerpoint spettacolari basati su esplosione del numero clienti, ma ricavi o business model immaginari, sono saltate. Non bisogna però dimenticare che quello è stato esattamente anche il periodo in cui sono nate e cresciute ad esempio Google, Amazon e Salesforce. Anche oggi è arrivato un momento della verità per il settore tech. Gli investitori vogliono vedere percorsi credibili verso il break even, business e revenue model robusti e testati, attenzione ai costi, effettiva scalabilità. E questa è anche la nostra bussola.

D. Come sta procedendo la vostra attività?

R. In AideXa lavoriamo sulle imprese piccole e micro che in questo momento hanno una maggiore difficoltà a raccogliere il credito. Questo ci ha permesso di raddoppiare i volumi rispetto all'anno scorso, anche grazie al livello di specializzazione e alla rapidità di risposta e pur mantenendo costante e attento presidio dei rischi. Recentemente abbiamo lanciato una nuova soluzione pensata per soddisfare le esigenze delle pmi, X Conto, un conto corrente a canone zero e remunerato all’1% che permette alle imprese di valorizzare la propria liquidità. Le pmi italiane rappresentano la metà del pil: questo ci crea indubbiamente un notevole spazio di crescita.

D. Quali sono i prossimi target di banca AideXa?

R. Nel 2023 vogliamo continuare a raddoppiare i volumi rispetto al 2022, muovendo verso il break-even che vogliamo raggiungere entro il primo semestre del 2024, e restando sempre concentrati come un raggio laser sulle piccole e piccolissime imprese.

D. Nuove iniziative in vista?

R. Il modello di scoring di Banca AideXa sta sviluppandosi in modo sempre più efficace e, oltre a usarlo internamente, potremmo valutare di offrirlo anche a soggetti esterni. (riproduzione riservata)



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