La finanza sostenibile che lotta contro il cambiamento climatico non è ancora morta. E questo nononostante negli ultimi mesi le varie alleanze degli asset manager impegnati per il net-zero (zero emissioni nette di Co2) abbia perso i suoi pezzi da novanta: da Citi a Goldman Sachs, da Wells Fargo a Bank of America a Morgan Stanley, fino alla defezione di BlackRock, che ha portato peraltro alla sospensione del gruppo di lavoro.
Ora però le cose starebbero cambiando, e il merito va agli investitori istituzionali per antonomasia: fondi pensione e casse di previdenza.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, un pool di investitori da 1.500 miliardi di dollari di masse in gestione, che comprende tra gli altri attori del calibro di Scottish Widows (circa 90 miliardi di sterline di masse), ha chiesto ai propri gestori patrimoniali di impegnarsi più attivamente con le società in cui investono in merito al rischio climatico, considerato come un rischio finanziario (non soltanto ambientale o sociale) di medio-lungo periodo.
«Siamo investitori a lungo termine», ha detto al quotidiano britannico Leanne Clements, responsabile degli investimenti responsabili della People's Partnership (30 miliardi di sterline di masse in gestione). «Le argomentazioni finanziarie materiali a favore del cambiamento climatico superano le sfide politiche a breve termine».
Impossibile non leggere, nelle parole della money manager, un guanto di sfida lanciato all’amministrazione Repubblicana americana e al presidente Donald Trump, notoriamente un negazionista del cambiamento climatico («Drill, baby, drill» è stato il suo motto durante la campagna elettorale per indicare la sua volontà di non voler ostacolare le compagnie petrolifere dalle trivellazioni nel Paese).
Tante delle società di gestione che hanno abbandonato l’alleanza per il clima, secondo vari analisti di mercato, lo hanno fatto anche per paura che i Repubblicani alla guida congiunta di Casa Bianca, Congresso e una serie di Stati federali chiave potessero mettere i bastoni tra le ruote a chi si fosse impegnato in maniera troppo palese nella lotta al climate change. Una lotta, va ricordato per inciso, che tutti i fuoriusciti dall’alleanza per il net-zero hanno dichiarato di condurre ancora in privato, senza imporsi paletti di nessun tipo.
C’è un motivo per cui l’azione in favore del clima sia arrivata proprio dai fondi pensione. I partecipanti al pool hanno sostenuto infatti il cambiamento climatico è un rischio finanziario a lungo termine e quindi questa particolare tipologia di investitori istituzionali, che dovranno pagare i redditi da pensione per decenni, sono i più esposti.
Il gruppo ha definito una serie di aspettative che verranno riposte nei gestori patrimoniali, comprensive di modalità di valutazione con la minaccia di un declassamento o del ritiro dei fondi. I fondi pensione hanno infine chiesto agli asset manager di intensificare la cosiddetta stewardship, cioè la supervisione attiva delle società in cui si investe, da realizzare tramite un’interazione continua. (riproduzione riservata)