Ad aprile il settore privato dell’Eurozona è entrato in fase di contrazione, secondo quanto emerge dalla lettura dei dati dell’indagine Pmi di S&P Global: si conclude quindi una sequenza di crescita che durava da 15 mesi. La riduzione complessiva dell’attività economica si è concentrata sul settore terziario, mentre le aziende manifatturiere hanno registrato un rialzo grazie in parte alle loro scorte di sicurezza. Con la guerra in Medio Oriente, le pressioni inflazionistiche hanno continuato a crescere, segnalando i più forti tassi di rialzo in tre anni sia per i prezzi di acquisto che di vendita.
Il conflitto ha anche causato gravi disagi sulla catena di distribuzione, con il settore manifatturiero che ha registrato i ritardi maggiori sui tempi di consegna da metà 2022. Allo stesso tempo la fiducia si è affievolita e l’occupazione è lievemente diminuita.
Tirando le somme, l’indice Pmi composito dell'Eurozona è sceso al di sotto della soglia dei 50 punti (che separa la flessione dall’espansione economica), segnando il primo valore in contrazione degli ultimi 16 mesi e attestandosi a 48,6 punti dai 50,7 di marzo.
Per Chris Williamson, capo economista di S&P Global Market Intelligence, «l’Eurozona sta affrontando un aggravamento delle difficoltà economiche, causato dalla guerra in Medio Oriente, che rappresenta un serio problema per i responsabili delle politiche monetarie. Ad aprile il conflitto ha contribuito a un declino dell’attività economica, accompagnato da un’impennata dell’inflazione. Contestualmente le diffuse carenze di offerta minacciano di frenare ulteriormente la crescita e di esercitare una pressione crescente sui prezzi nelle prossime settimane».
L’esperto sottolinea che per la prima volta da fine 2024, il Pmi flash di aprile è entrato in territorio di contrazione, con un calo del tasso trimestrale del pil dello 0,1%, dopo un aumento dello 0,2% nel primo trimestre. La guerra sta colpendo in modo particolare il settore dei servizi, dove l’attività economica sta diminuendo a un ritmo senza precedenti dall’inizio delle restrizioni pandemiche di inizio 2021.
Per Williamson, «la Bce si trova ancora una volta di fronte a un compito alquanto difficile: decidere se aumentare i tassi d'interesse per contrastare i timori di inflazione oppure considerare questo picco dei prezzi come temporaneo e concentrarsi invece sull'evitare che l’economia cada in una recessione. Appare comprensibile che la Bce preferisca attendere ulteriori chiarimenti, sia riguardo all’evoluzione del conflitto sia alla reale condizione economica dell'Eurozona». (riproduzione riservata)