Per Erg, Iberdrola, Terrawatt e gli altri operatori delle rinnovabili mercoledì 5 febbraio non è un giorno come gli altri. È prevista, infatti, l’udienza pubblica del Tar del Lazio sul cosiddetto decreto Aree Idonee («Disciplina per l’individuazione di superfici e aree idonee per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili»), che – con l’obiettivo dichiarato di semplificare gli iter autorizzativi – lascia alle Regioni la possibilità di decidere dove si possono installare gli impianti green, in particolare quelli fotovoltaici, stabilendo una fascia di rispetto fino a sette km da qualsiasi area sottoposta a vincolo.
Una raffica di ricorsi da parte dei big delle rinnovabili aveva accolto il decreto. Secondo Elettricità Futura, che si è aggiunta ad adiuvandum, la norma è lesiva «dei principi di massima diffusione delle fonti rinnovabili e di minimizzazione delle zone di esclusione e dell’affidamento degli operatori, in ragione dell’eccessiva discrezionalità concessa alle Regioni e dell’assenza di un regime transitorio».
Si è arrivati così alla sospensiva da parte del Consiglio di Stato a novembre 2024, e poi al ritorno al Tar. «Dall’udienza potrebbe arrivare anche un’indicazione. Ma non ci aspettiamo una decisione rivoluzionaria, siamo abbastanza convinti che ci vorrà ancora del tempo per arrivare a una soluzione permanente», spiega Patrick Donati, fondatore e ceo di Terrawatt a MF-Milano Finanza, «e intanto il settore resta congelato. Impossibile investire davanti a un prevedibile muro di no da parte delle Regioni».
Donati, con la mappa cartografica aperta, fa l’esempio della Basilicata, dove la società ha 140 Mw di progetti in pipeline: un reticolo impenetrabile.
«Mantenendo il vincolo dei 7 km sono poche le superfici libere dove potremmo installare un qualsiasi impianto. E questo succede nel Paese che dice di voler promuovere le rinnovabili per raggiungere gli obiettivi di transizione energetica. Arrivare a 76 Gigawatt al 2030 significa installarne circa 12 ogni anno: nel 2024 sono stati solo sette. Evidentemente c’è una scelta politica di restare sul gas, con le tensioni sui prezzi che stiamo vedendo, e quando sarà sul nucleare».
Il caso di Terrawatt è emblematico sotto vari aspetti: la società è nata nel 2022 da una costola di Donati spa, società di progettazione e costruzione di infrastrutture, e nonostante stia avviando i primi progetti in Abruzzo e Marche, rischia di cristallizzarsi nella condizione di start-up se il decreto non verrà modificato. «Abbiamo progetti che finanziamo in autonomia per circa 300 Mw tra fotovoltaico ed eolico. Ci rientra anche un impianto a batterie da circa 200 Mw. Da piano avremmo già dovuto installare almeno 100 Mw, ma gli iter autorizzativi ci rallentano. Ci auguriamo che i vincoli vengano alleggeriti o l’incertezza porterà a uno stallo delle rinnovabili», conclude Donati. (riproduzione riservata)