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Riforma della Giustizia tributaria e Pnrr, ecco come sfruttare un’occasione unica
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Riforma della Giustizia tributaria e Pnrr, ecco come sfruttare un’occasione unica

di Angelo Cuva - vicepresidente di Uncat e docente di Diritto Tributario all’Università di Palermo
MF - Numero 091 pag. 20 del 11/05/2021

Per la giustizia tributaria siamo a un punto di non ritorno, se con questa locuzione, mutuata dal linguaggio aeronautico inglese, individuiamo il delicato momento di passaggio a una condizione di irreversibilità. Infatti, se la riforma organica della giustizia tributaria non viene realizzata mediante l’opportunità eccezionale, unica, fornita dalla Ue e cioè dal Recovery fund, nell’attuazione del Pnrr, essa rischia di rimanere una mera intenzione per un tempo lunghissimo e indefinito. Non ci saranno più occasioni come questa. D’altra parte, è la stessa Europa che chiama in modo puntuale a una sfida che collega la ripresa e il rilancio economico alla realizzazione delle grandi riforme, tra le quali quelle relative all’efficientamento del sistema giudiziario ed al fisco. Ecco che il Pnrr e le riforme collegate rappresentano lo strumento che può consentire di evitare quella condizione di irreversibilità che consiste nel mantenimento dello status quo.

Oggi vi sono le condizioni eccezionali perché questa riforma si realizzi. Da un’analisi comparata delle proposte di legge a oggi presentate, che l’Uncat ha rappresentato in una recente conferenza stampa alla Camera dei Deputati, emerge una sostanziale convergenza sulla visione della riforma della giustizia tributaria e sui suoi punti cardine che, in via di sintesi, riguardano il mantenimento ed il rafforzamento di una giurisdizione speciale in materia tributaria, costituita da giudici professionali e a tempo pieno, assunti mediante concorso con esami sulle materie attinenti le funzioni giurisdizionali esercitate, il passaggio della gestione ordinamentale dal Mef alla presidenza del Consiglio dei ministri, la previsione di un giudice monocratico e di giudici tributari onorari e di un regime transitorio che valorizzi le professionalità dei giudici che compongono le attuali commissioni tributarie. Tale condivisa esigenza di una riforma strutturale della giustizia tributaria, che evidentemente necessita di risorse finanziarie, deve trovare tempestivamente un suo spazio nell’ambito delle riforme che devono accompagnare il Pnrr e che saranno definite dal governo; piano e riforme che, dunque, costituiscono una occasione unica e irripetibile per la sua realizzazione. In sintonia con le Raccomandazioni dell’Unione Europea (in particolare del Consiglio e della Commissione), il Piano Nazionale deve, infatti, essere accompagnato dall’attuazione di specifiche riforme e tra queste, come ricordato, quelle che riguardano il miglioramento della efficienza del sistema giudiziario. In tale direzione, con riferimento alla materia tributaria, le commissioni Finanze della Camera e del Senato nell’esprimere i loro pareri sul Pnrr hanno formulato delle osservazioni che sostanzialmente ribadiscono la necessità di una riforma strutturale della giustizia tributaria ispirata ai principi caratterizzanti i progetti di legge sopra richiamati. In questa prospettiva, dunque, l’utilizzo produttivo (nella logica invocata dal presidente Mario Draghi) delle risorse del Recovery Fund riservate al settore della giustizia non può riguardare solo gli interventi relativi allo smaltimento del contenzioso tributario pendente dinanzi la Corte di Cassazione (che rappresenta solo una delle manifestazioni della patologia del sistema); è, invece, sul sistema che si deve intervenire, utilizzando il Piano come strumento per realizzare finalmente la riforma organica della giustizia tributaria che appare condizione indispensabile per l’affermazione di un fisco equo e che, se attuata, avrà rilevanti effetti positivi sull’economia nazionale. Vi sono degli studi economici sulla giustizia che individuano alcuni indicatori di efficienza e ne analizzano l’impatto su alcune variabili, in particolare sul pil. Tra questi, per esempio, una ricerca della Banca d’Italia (2020) rileva che i costi associati alla lentezza della giustizia in Italia rappresentano l’1,3% del pil (pari a 22 miliardi di euro). Pensiamo, quindi, quali ricadute economiche positive, quale effetto moltiplicatore, possa avere la riforma della giustizia tributaria che, come è noto, riguarda controversie dal valore complessivo superiore ai 40 miliardi di euro. Risorse che invece di essere intrappolate in un contenzioso troppo lungo e incerto, sarebbero liberate o a favore dei contribuenti o degli enti impositori e quindi, in definitiva, a favore del sistema economico nazionale. In questo senso, è da condividere la posizione espressa dal professor Enrico De Mita sul tema del Pnrr e la materia tributaria, secondo cui in tempi di emergenza non solo il contribuente, ma in primis lo Stato, necessitano di incisività di azione, essendo necessario dotare la macchina del Piano di un acceleratore.

Per la giustizia tributaria questa accelerazione si traduce in un invito forte a valorizzare le convergenze presenti tra le forze politiche, calendarizzando tempestivamente le proposte di legge esistenti che condividono la medesima visione e anche ampliando le competenze attribuite alla commissione di recente costituita dai ministri delle Finanze e della Giustizia che potrebbe dare, in tale direzione, il suo autorevole contributo. (riproduzione riservata)



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