Il presidente del gruppo spagnolo Acs, Florentino Perez, lo ha detto in maniera chiara: «Ci metteremo intorno a un tavolo con i nostri soci di Abertis per studiare la possibilità di formare un grande gruppo autostradale europeo». L’intento ha ovviamente senso se lo si considera dal punto di vista industriale, ma per usare un termine calcistico caro al patron del Real Madrid, gli annunci sono arrivati fuori tempo massimo. Il mercato si è appassionato all’ipotesi, che effettivamente è suggestiva, tanto più che la storia del fil rouge che lega le autostrade spagnole a quelle italiane ha ormai quasi 15 anni. Nell’estate del 2006 infatti il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa, e il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, bocciarono il primo tentativo di Abertis di fondersi con Autostrade per l’Italia. I ruoli si sono poi invertiti nel 2018, quando dopo una battaglia a suon di rilanci, l’italiana Atlantia e la spagnola Acs hanno alla fine lanciato un’opa congiunta su Abertis, il cui controllo spetta però alla holding guidata da Carlo Bertazzo. Ora la telenovela si arricchisce di una nuova puntata. Questa volta sono gli spagnoli a tornare all’attacco di Aspi, 15 anni dopo. Il problema è che quest’ultima è già ormai promessa sposa del consorzio guidato da Cdp, di cui fanno parte anche i fondi Blackstone e Macquarie. Per carità, c’è una trattativa ancora in corso e l’ultima offerta presentata per l’88% di Aspi deve ancora essere presa in esame dal consiglio d’amministrazione di Atlantia (oggi il primo appuntamento). Ma i segnali vanno tutti nella direzione di un passaggio del controllo di Autostrade da Atlantia alla Cassa Depositi e Prestiti. Lo ha messo nero su bianco il ministro dei Trasporti, Enrico Giovannini, che ha mantenuto (un po’ a sorpresa) la linea del precedente governo. Sono sparite le minacce di revoca, ma non è cambiata la sostanza ed è rimasto il famoso articolo 10 dell’accordo transattivo, ossia «prima Aspi passa sotto Cdp e solo allora l’accordo transattivo entra in vigore». Ora, nel corso degli anni se ne sono viste di tutti i colori, ma alzi la mano chi è davvero convinto che dopo mesi di trattative e incontri e due diligence tra Cdp e Atlantia, poi arriverà Florentino Perez con un’offerta a portare 3 mila km di autostrade italiane sotto il controllo spagnolo. Indipendentemente dall’eventuale offerta che dovesse essere messa sul piatto da parte di Perez (peraltro tutta da verificare) si sconvolgerebbero in pochi istanti una serie di equilibri delicati. Anche senza distrazioni spagnole, l’assemblea di Atlantia, che dovrà valutare la proposta finale del consorzio Cdp, avrà il suo bel daffare. Andrebbe anche sottolineato che da un mese il patron di Acs ipotizza un interesse per Aspi, ma alle parole non sono mai seguiti i fatti, nemmeno telefonate esplorative per intenderci. Insomma, resta la suggestione, resta quel filo rosso che lega le autostrade spagnole a quelle italiane, ma le proposte di Perez sembrano arrivare fuori tempo massimo. A giochi già fatti. Purtroppo o per fortuna. (riproduzione riservata)