Il Senato degli Stati Uniti quasi all’unanimità (98-2) ha approvato un disegno di legge che aggiorna ed estende il regime di sanzioni economiche contro la Russia. Il Congresso ha tutto il diritto di assumere così un atteggiamento forte sulla presunta interferenza della Russia nelle elezioni presidenziali dello scorso anno. Ma questo disegno di legge, che è in attesa di un voto in aula, non raggiungerà i suoi obiettivi: al contrario, provocherà nuovi problemi. A meno di non subire una revisione significativa, esso comprometterà la sicurezza energetica europea e danneggerà le relazioni degli Stati Uniti con l'Europa. Il beneficiario ultimo di tale risultato sarà proprio la Russia.
La posizione congiunta di Stati Uniti ed Europa mantenuta contro la Russia da quando ha annesso la Crimea nel 2014, è ora a rischio. Ogni misura concernente tali sanzioni fin qui è stata valutata dai partner americani ed europei prima di essere applicata. L'Europa e gli Stati Uniti si sono mossi di pari passo per garantire che nessuno sfruttasse i mercati o le opportunità di business precedentemente detenuti dall'altro. Questo approccio transatlantico è ora compromesso dal desiderio del Senato Usa di imporre unilateralmente sanzioni supplementari, senza consultazione e contro la volontà esplicita della Commissione europea e degli alleati chiave degli Stati Uniti, tra cui Germania, Francia e Italia.
A peggiorare le cose è il linguaggio del disegno di legge, che implicitamente afferma di mirare a promuovere gli interessi commerciali degli Stati Uniti a spese dell'Europa. La sezione 257 del Disegno di legge dà priorità "all'esportazione di risorse energetiche degli Stati Uniti per creare posti di lavoro americani”, il che suona per gli europei come un ostile tentativo politico per promuovere le esportazioni statunitensi di gas naturale liquefatto (GNL) in Europa.
Un bersaglio del disegno di legge è il gasdotto Nord Stream 2 (NS2) che va dalla Russia alla Germania e che coinvolge sia aziende russe che europee. Ci sono buone argomentazioni perché l'Europa debba diversificare i suoi approvvigionamenti di gas, ma le paure di una dipendenza russa legate a NS2 sono esagerate. L'Europa ha adottato misure decisive per rafforzare la sicurezza dell'approvvigionamento: la costruzione di interconnettori supplementari e terminali di GNL, l’impiego di capacità di flusso inverso e l’eliminazione delle clausole restrittive sulle destinazioni finali. Queste misure rendono difficile per la Russia anche il solo prendere in considerazione l'uso dell'energia come arma contro l'Europa.
C'è un vivace dibattito in Europa su NS2 e su come agire, con uno scambio di forti argomentazioni, sia pro che contro. I governi polacco e ucraino temono che il gasdotto entrerà in concorrenza con il gas russo che scorre nelle condutture che attraversano i loro territori. Alcuni, tra cui il cancelliere tedesco Angela Merkel, propongono di accogliere tutte le fonti aggiuntive e le rotte di distribuzione per l'Europa, tra cui il GNL americano: alla fine, sarà il mercato a decidere.
Tali questioni non dovrebbero essere decise a Washington. Si tratta di questioni europee, che devono essere decise dagli europei sulla base del diritto e del regolamento europeo. Come reagirebbero gli Stati Uniti se l'Europa dovesse approvare una legislazione sui meriti del gasdotto Keystone XL, e se essa fosse percepita come un vantaggio per le imprese europee?
Il disegno passato al Senato finirà per danneggiare la sicurezza energetica eurasiatica in altri importanti modi. Forse il più importante di tutti è che il disegno estende le sanzioni ai paesi al di fuori della Russia, a cui entità statunitensi forniscono beni, servizi e tecnologie per progetti "in cui sia coinvolta una società di energia russa". La presenza di Lukoil, una società privata russa, in Azerbaijan potrebbe per esempio potenzialmente innescare sanzioni sul giacimento di gas di Shah Deniz e scoraggiare le spedizioni di gas estratto dal Caspio verso l'Europa attraverso l’emergente Southern Corridor. Con tali minacce, le banche potrebbero tirarsi indietro sul finanziamento. Piuttosto che promuovere la sicurezza, il disegno di legge comprometterebbe uno dei nuovi gasdotti europei alternativi alla Russia, un'impresa da 45 miliardi di dollari tuttora in corso. Questa disposizione forzerebbe inoltre le società americane ad uscire in tutto il mondo dalle joint venture in cui partecipano anche aziende russe.
Il disegno di legge finisce infine per esporre a sanzioni merci, servizi, tecnologie e informazioni che "facilitino notevolmente" la manutenzione di gasdotti che trasportano petrolio russo e gas o che attraversano la Russia. Il che arresterebbe due terzi delle esportazioni di petrolio del Kazakistan, in quanto spediti attraverso il Caspian Pipeline Consortium, che è guidato da Chevron, ma in cui il governo russo ha il 31%. Finirebbero ostacolate le attività e la sicurezza delle condutture, come quelle che passano attraverso l'Ucraina, che forniscono circa il 32% del petrolio europeo e una quota simile del suo consumo di gas. Per l'Europa, l’arresto di una tale quantità di importazioni di petrolio o di gas dalla Russia non è fattibile: non sono disponibili alternative per così grandi volumi.
L’esperienza congiunta USA-Europa nel campo delle sanzioni fornisce due lezioni di lunga data. Primo, le sanzioni funzionano meglio quando sono multilaterali. Secondo, le sanzioni da sole raramente raggiungono un risultato nel campo della sicurezza nazionale. Esse invece creano una leva. Quasi sempre presumono una negoziazione, dove aggiustare le sanzioni può essere parte di una strategia per raggiungere un obiettivo desiderato. La leva va di pari passo con la flessibilità, e il disegno di legge del Senato riduce la flessibilità. Il suo approccio unilaterale può capovolgere il quadro a favore di coloro che vogliono porre fine alla partecipazione dell'Europa all'approccio politico transatlantico sulla Russia, compreso il regime delle sanzioni
Se il disegno venisse convertito in legge nella sua forma attuale, finirebbe per allontanare dall'America importanti alleati europei, complicando questa alleanza in un momento già critico. Un approccio migliore sarebbe quello di una sua revisione, in linea con la realtà, e di rimpegnarsi in un approccio transatlantico comune.
* Ischinger è stato ambasciatore tedesco in Usa 2001-06, e dal 2008 è Presidente della Munich Security Conference
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