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Quali banche europee beneficiano della vittoria di Donald Trump e hanno maggiori ricavi in dollari

06 novembre 2024, 00:00 Ultimo aggiornamento: 12:45

Il pieno controllo del Congresso Usa da parte dei repubblicani porta a pensare a modifiche legislative meno penalizzanti per le grandi banche (JP Morgan +7,9% al pre-market). Citi analizza anche l’impatto sulle banche europee e indica quelle più esposte a Cina e Messico, quindi a ulteriori dazi Usa

L’azionario europeo coglie il messaggio di Donald Trump post vittoria alle elezioni presidenziali: se davvero deve essere «America First» lo si vede dalle società europee con tanta esposizione agli Stati uniti, a Milano da Buzzi a Stellantis. A questo punto per l’azionario la prospettiva di un taglio delle aliquote societarie al 15% dal 21% porta i futures americani a segnare oltre un +2%, il che guiderebbe nuovamente l’indice S&P500 a nuovi massimi storici nella seduta di oggi, 6 novembre. Trump si è attribuito la vittoria da solo, ha già parlato e ha sottolineato l’era dorata per gli Stati Uniti, oltre alla necessità di proteggere i super-geni stile Musk (Tesla indicata +14,5% al pre-market), il tutto facendo anche leva sul fatto che gli Usa possiedono la maggior parte dell’oro liquido (petrolio), spiega Gianni Piazzoli, Chief Investment Officer di Vontobel Wealth Management Sim. «Il Senato sembra già chiaramente in mano ai repubblicani. Anche la Camera per ora vede i repubblicani in vantaggio in termini di assegnazioni. Il pieno controllo del Congresso porta a pensare a modifiche legislative meno penalizzanti per le grandi banche (JP Morgan +7,9% al pre-market, ndr)».

Le banche europee che beneficiano della vittoria netta dei repubblicani

E per le banche europee? Andrew Coombs, strategist di Citi, ritiene che le implicazioni di primo livello dell’esito delle elezioni Usa per i titoli finanziari europei siano «complessivamente limitate». Tuttavia, si possono identificare una serie di implicazioni di secondo livello, specialmente per le banche europee (è meno rilevante per le assicurazioni e i finanziari diversificati). Questo dipende dall’andamento futuro dei tassi di interesse e dei cambi, dall’impatto a cascata dei nuovi dazi, soprattutto per le società con un’esposizione a Cina e Messico, e da una possibile deregolamentazione dei competitor americani. «Le banche che potrebbero beneficiare della vittoria netta dei repubblicani sono Ubs, Julius Baer, Bnp Paribas e Societe Generale, mentre l'impatto potrebbe essere più misto per altre e probabilmente negativo per Bbva, le banche tedesche e svedesi», indica Coombs.

L’impatto sui tassi di interesse

Coombs ricorda che gli economisti di Citi avevano già in precedenza argomentato che una vittoria dei repubblicani può portare a ulteriori stimoli fiscali, provocando un’inclinazione della curva americana sul lungo periodo. Anche in Europa è probabile un’inclinazione della curva, sia nel breve sia nel lungo termine, poiché gli economisti di Citi ritengono che l’aumento dei dazi sarà disinflazionistico per l’Europa, portando potenzialmente a un orientamento più accomodante da parte della Bce nel medio termine.

Chi rischia un taglio delle stime di utile

Questo comporta un risultato «complesso» per le banche europee. «I prezzi delle azioni sono generalmente più correlati al lungo termine, mentre gli utili sono più sensibili al breve termine. Le banche irlandesi, italiane, tedesche e spagnole hanno la massima correlazione dei prezzi azionari con il rendimento del decennale Usa, ma allo stesso tempo hanno la massima leva sugli utili per il calo dei tassi Bce», spiega Coombs. Quindi, si può assistere a riduzioni delle stime sugli utili per azione, accoppiate a una rivalutazione in borsa. Le banche svedesi hanno anch'esse una forte leva sugli utili rispetto ai tassi Bce, ma i prezzi azionari hanno una correlazione minore con il decennale Usa, risultando quindi in una posizione più sfavorevole. Al contrario, «le banche internazionali svizzere e britanniche potrebbero essere le più avvantaggiate, poiché tipicamente hanno una minore sensibilità degli utili ai tassi Bce (sono più legate, invece, ai tassi Fed, ndr) e una curva Usa più ripida sarebbe vantaggiosa».

Le banche europee con la più alta percentuale di ricavi in dollari

Quanto ai cambi valutari, se il dollaro si apprezza, come sta accadendo, le banche europee con la più alta percentuale di ricavi in dollari (o legati al biglietto verde) includono le banche svizzere, quelle internazionali britanniche e francesi. Tra gli altri, Lseg deriva oltre la metà dei suoi ricavi in dollari e Partners Group circa il 45%, mentre nel settore assicurativo Lancashire, Hiscox, Beazley, Prudential, Swiss Re, Munich Re, Scor, Hannover e Aegon hanno esposizione ai ricavi in dollari, continua l’esperto di Citi, segnalando anche il peso messicano che ha raggiunto il minimo degli ultimi due anni con un impatto negativo per Bbva.

Le banche europee più esposte a Cina e Messico, quindi a ulteriori dazi Usa

Se poi il nuovo governo repubblicano introdurrà dazi più alti direttamente sull’Europa, i paesi europei più esposti alle esportazioni verso gli Usa sono Germania, Italia e Irlanda. Più probabili e immediati sono, invece, dazi su Cina e Messico. Le banche europee con la maggior esposizione a queste aree includono Hsbc, StanChart e Bbva, con il potenziale impatto di un’ulteriore diminuzione della domanda di prestiti. Inoltre, la Germania è il maggior esportatore europeo verso la Cina (13,6% delle esportazioni extra-Ue), con possibili implicazioni negative per Commerzbank e Deutsche Bank.

La regolamentazione 

Infine, il capitolo regolamentazione. Le proposte della Notice of Proposed Rulemaking statunitense potrebbero essere ulteriormente indebolite e/o ritardate. Le proposte Basilea 3.1 sono già ben comprese in Europa, sono state rinviate al 1º gennaio 2026 e l’impatto dovrebbe essere limitato: «stimiamo un aumento del 5% degli asset ponderati per il rischio per le banche dell’Eurozona e dell’1% per le banche britanniche, ma esiste comunque la possibilità che l’Europa segua i tempi Usa per rimanere competitiva a livello globale, sebbene il presidente del meccanismo di vigilanza unico, SSM, abbia recentemente indicato che l'Europa dovrebbe comunque implementare il framework Basel 3.1. Tuttavia, se le norme venissero ulteriormente ritardate, questo beneficio andrebbe principalmente alle banche wholesale, quindi a Barclays, Bnp paribas, Deutsche Bank, Hsbc, Societe Generale, mentre Ubs le introdurrà il 1º gennaio 2025 come da regolamento svizzero», conclude Coombs. (riproduzione riservata)



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