Come affrontare il gigantesco ritardo della giustizia civile? In questi giorni, Marta Cartabia, ministro della Giustizia, è stata chiara nell’affermare che l’unica strada è rafforzare gli strumenti di mediazione dei conflitti. Già il 31 maggio 2011, nelle sue ultime Considerazioni finali da governatore della Banca d’Italia, lo stesso Mario Draghi si poneva lo stesso tema: «Va affrontato alla radice il problema di efficienza della giustizia civile», affermava dieci anni fa l’attuale presidente del Consiglio. E aggiungeva: «La durata stimata dei processi ordinari in primo grado supera i 1.000 giorni e colloca l’Italia al 157esimo posto su 183 Paesi nelle graduatorie stilate dalla Banca Mondiale». Ora il tema della giustizia civile diventa urgente. Il sistema rischia di collassare sotto il peso di una montagna di nuovi contenziosi: occorre prepararsi per tempo perché già al primo allentarsi della pandemia ci sarà un’esplosione del contenzioso, che i nostri tribunali sicuramente non riusciranno a reggere. L’obiettivo della riforma di cui si parla è quindi quello, innanzitutto, di intervenire sui tempi del processo. Un progetto che ha però incontrato le critiche del Consiglio nazionale forense e delle Camere civili stante la preoccupazione che il leitmotiv della deflazione e riduzione dei tempi del processo prevalga su tutto e lasci ai margini riforme di sistema che sarebbero, al contrario, prioritarie. Uno degli strumenti, forse il più importante, per raggiungere questi scopi è quello di ampliare le materie e le liti per le quali è obbligatorio, prima del giudizio, ricorrere alla mediazione, passando attraverso incentivi economici e fiscali per le parti. Non solo: occorre lavorare alla «cultura» della mediazione visto che anche dall’Ue arriva l’invito per l’Italia a intervenire sulla formazione e prevedere l’insegnamento obbligatorio della mediazione nei corsi di laurea di giurisprudenza ed economia. A oggi non si può dire che la mediazione, in Italia, abbia avuto il successo sperato. Non esiste infatti un obbligo di mediazione: per il 15% delle materie della giustizia civile, c’è l’obbligo solo di partecipare a un primo incontro tra le parti per capire se ci sono margini di accordo tramite mediazione. La decisione di proseguire oltre al primo incontro è rimessa alla volontà delle parti. Eppure i numeri parlano chiaro: su materie come locazione, successione, usucapione l’utilizzo della mediazione è diminuito il ricorso ai Tribunali dal 35 al 65% dei casi. Secondo i dati forniti dalla Camera Arbitrale di Milano l’accordo viene raggiunto nel 61% dei casi e servono in media 60 giorni. Il costo dipende dal valore della controversia e dalla tipologia. Qualche esempio: per un valore della controversia di 100 mila euro il costo per ciascuna parte è di 1.113 euro se la mediazione è obbligatoria e di 1.520 euro se è volontaria. Se il valore è di 500mila euro la mediazione obbligatoria costa 1.820 euro, quella volontaria 3.040 euro. Un cenno particolare meritano le mediazioni bancarie per le quali si sta, al contrario, ipotizzando di eliminarle dalle materie a mediazione obbligatoria, stante l’insuccesso registrato sino ad ora. Eppure, anche in situazioni normali, le banche potrebbero valutare positivamente il ricorso allo strumento della mediazione anche per il recupero dei crediti a sofferenza evitando non solo tempi e costi dei procedimenti giudiziari ma spesso anche il rischio di acquisire un titolo di fatto inutilizzabile. Peraltro, proprio per la funzione sociale che le banche ancora oggi hanno, soprattutto quelle più radicate sul territorio, una collaborazione a più ampio raggio con i clienti potrebbe essere di grande aiuto per aiutare imprese e famiglie a superare questa gravissima crisi. (riproduzione riservata)