Si è chiuso con 69 operazioni, un risultato da record, il mese di ottobre del private equity italiano. Secondo quanto censito dal Private Equiy Monitor (Pem) di Liuc Business School, realizzato in collaborazione con Aifi e con il contributo di Advant Nctm, Deloitte, Di Luccia & Partners, Equita, Equity Factory, Fondo Italiano d’Investimento sgr, Riello Investimenti sgr e Valori Asset Management, il risultato del mese ha permesso di stracciare sia quello dello scorso anno (48 operazioni a ottobre) sia il 2023 (42).
I primi dieci mesi del 2025 hanno registrano peraltro un record assoluto, portando il totale delle operazioni annunciate a quota 439 (contro le 355 e 327 del biennio precedente), segnando il miglior risultato nella storia dell’Osservatorio. Di fatto, rispetto allo scorso anno il numero totale di deal del periodo gennaio-ottobre è cresciuto del 24%.
Il ritmo osservato in questi mesi, afferma il partner di Advant Nctm, Emidio Cacciapuoti, segna «un’evoluzione strutturale del mercato italiano del private equity: il numero di operazioni non rappresenta soltanto un incremento quantitativo, ma evidenzia una crescente maturità degli operatori e una capacità sistemica di individuare opportunità anche in contesti complessi».
Tra le tante operazioni del mese, che hanno visto la partecipazione di alcuni tra i principali fondi e operatori di private equity (da Fsi a 21 Invest, passando per Azimut, Amundi e Tikehau Capital) i buy-out hanno rappresentato l’85% del totale, con gli add-on (operazioni di aggregazione aziendale) al 58%. Quest’ultimo dato, seppur segnalando la «grande continuità nell’ultimo triennio», come si legge nell’Osservatorio, mostra anche come il focus degli operatori «si stia gradualmente riallocando anche sulla ricerca di nuovi ambiti di investimento».
Importante la presenza degli operatori internazionali, che a ottobre si sono resi protagonisti del 62% delle operazioni concluse: quasi due su tre, sopra la media rispetto ai trend più recenti. A livello geografico, tolti i soliti noti in vetta (Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna), di grande interesse è stato il contributo proveniente dal Centro e dal Sud. Mentre a livello settoriale prodotti per l’industria, tecnologia, terziario e beni di consumo sono stati i settori maggiormente oggetto di operazioni, con i primi due comparti assolutamente sugli scudi. (riproduzione riservata)