Si chiude con 276 operazioni il primo semestre del private equity italiano: un valore da record, che segna un incremento del 20% rispetto alle 229 dello scorso anno. I dati arrivano dall’Osservatorio Pem di Liuc-Università Cattaneo, realizzato in collaborazione con Aifi e con il contributo di Advant Nctm, Deloitte, Equita, Equity Factory, Fondo Italiano d’Investimento sgr, Riello Investimenti sgr, Soevis e Valori Asset Management.
Nel complesso, nel secondo trimestre le operazioni sono arrivate a quota 131, forti anche delle 48 (+20% annuo) annunciate a giugno, che si sommano alle 48 di maggio e alle 35 di aprile. Tra gennaio e marzo i deal erano stati invece 145. In questo modo l’Indice trimestrale Private Equity Monitor-Pem, elaborato dai ricercatori dell’Osservatorio attivo presso la Business School della Liuc, si è attestato a quota 1.092 punti base, valore record per il secondo trimestre e nella top five delle performance trimestrali a livello complessivo. Nel primo trimestre il valore era arrivato a 1.208 punti base.
«Il trend positivo nella quantità e qualità delle operazioni di m&a con fondi di private equity», commenta Claudio Scardovi, equity partner e private equity leader Dcm di Deloitte, «conferma il loro ruolo di attivatori di trasformazione, consolidamento e di catalizzatore di un passaggio generazionale che, data la struttura demografica italiana, implicherà un trasferimento di ricchezza pari a circa 500 miliardi di euro nei prossimi tre anni».
Guardando agli investimenti semestrali, le operazioni di buy out hanno rappresentato il 79% del totale, in leggero calo rispetto all’81% del primo semestre 2025. Il comparto delle infrastrutture invece è arrivato a rappresentare il 14,5% nella prima metà dell’anno.
Le attività di add-on, cioè le aggregazioni aziendali, sono cresciute al 64%: segnale del fatto che i fondi si stanno preoccupando sempre più della crescita per linee esterne delle società presenti nel loro portafoglio.
Poche le novità a livello geografico dove la Lombardia rappresenta di fatto più di un terzo (38%) del mercato complessivo. Segue il Veneto al 12%, terzo gradino del podio per il Lazio a quota 9%.
La classifica settoriale racconta invece di un mercato in cui i primi tre comparti di investimento rappresentano in aggregato il 53% del mercato complessivo: si tratta di prodotti per l’industria (20%), terziario (18%) e tecnologia (15%). Cleantech, alimentare e beni di consumo arrivano al 10%.
Sempre più decisiva inoltre la presenza di operatori internazionali: un segnale che, secondo gli operatori dell’industria, denota la maggiore attrattività del mercato italiano del private equity e la competitività europea (se non proprio globale) assunta dalle sue imprese. L’attività di investimento degli operatori internazionali nelle aziende tricolore ha rappresentato nel semestre il 60% delle operazioni concluse, dato peraltro in linea rispetto agli ultimi anni.
L’Osservatorio ha infine mappato l’attività semestrale dei fondi italiani che si sono mossi all’estero. Tra gennaio e giugno il report ha registrato otto operazioni di investimento diretto all’estero da parte di operatori domestici (in linea rispetto al primo semestre 2025) e 34 operazioni di add-on (in aumento rispetto a un anno fa) aventi come target aziende europee. (riproduzione riservata)