Porsche accelera il piano di ristrutturazione per affrontare il rallentamento della domanda, soprattutto in Cina, e il forte calo della redditività che da tempo colpisce la casa tedesca. Il consiglio di sorveglianza ha approvato il progetto del ceo Michael Leiters che prevede altri 5 mila tagli di posti di lavoro in Germania, portando a quasi 9 mila il totale delle riduzioni già annunciate dal costruttore tedesco.
I nuovi esuberi si aggiungono ai 3.900 già previsti e saranno realizzati attraverso il turnover naturale, prepensionamenti e uscite volontarie, senza quindi licenziamenti forzati. Contestualmente, Porsche ha deciso di prorogare fino al 2035 le garanzie occupazionali per i dipendenti degli stabilimenti tedeschi. Va ricordato che il gruppo impiega circa 23 mila persone in Germania.
La casa di Stoccarda è alle prese, ormai da tempo, con un netto peggioramento del contesto di mercato. Dopo il record di 320.221 vetture consegnate nel 2023, le vendite sono destinate a scendere a circa 250 mila unità nel 2026, penalizzate soprattutto dalla debolezza del mercato cinese e da una gamma prodotti temporaneamente ridotta. A incidere è anche l’uscita di scena della Macan con motore termico in Europa e il rinvio al prossimo anno delle nuove Boxster e Cayman elettriche, che hanno creato un vuoto nell’offerta del marchio.
Secondo Leiters, il primo programma di riduzione dei costi non sarebbe stato sufficiente a ripristinare la competitività del costruttore. Per questo motivo Porsche punta ora a una riorganizzazione più profonda delle strutture aziendali.
Le riduzioni interesseranno soprattutto le funzioni amministrative e la ricerca e sviluppo, che negli ultimi anni avevano registrato una forte crescita degli organici. Il gruppo tedesco vuole semplificare la gamma e ridurre la complessità tecnica dei propri modelli, diminuendo quindi anche il fabbisogno di personale ingegneristico.
Tra i siti più coinvolti dovrebbe esserci il centro di sviluppo di Weissach, vicino a Stoccarda, dove lavorano circa 7.500 persone. Il piano dovrebbe interessare anche posizioni manageriali, con l’obiettivo di uno snellimento della struttura organizzativa.
Il management di Pors che ha fissato l’obiettivo di abbassare il punto di pareggio a circa 180 mila vetture vendute all’anno, così da rendere Porsche più resiliente durante le fasi di debolezza del mercato. Per il 2026 il gruppo prevede ricavi compresi tra 35 e 36 miliardi di euro e un margine operativo tra il 5,5% e il 7,5%, ben lontano dalle performance a doppia cifra che per anni hanno sempre caratterizzato il marchio in passato.
Il rilancio passerà soprattutto dai nuovi prodotti. Tra i modelli già confermati ci sono il successore della Macan con motore a combustione, atteso però entro la fine del decennio, un nuovo suv a tre file di sedili sopra la Cayenne e una sportiva in serie limitata ispirata alla 918 Spyder. Un aggiornamento della strategia è previsto l’8 ottobre, quando Leiters presenterà il nuovo piano industriale di Porsche e le decisioni sull’assegnazione della produzione nei diversi stabilimenti tedeschi, compreso quello di Zuffenhausen, finito sotto osservazione per i suoi elevati costi produttivi. (riproduzione riservata)