Il pil dell’Eurozona è cresciuto dello 0,4% nel primo trimestre 2025, oltre le attese del mercato (+0,2%) e più del quarto trimestre 2024 (+0,2%). A inizio anno l’economia ha beneficiato dell’anticipo dell’attività e dell’aumento delle esportazioni in vista dei dazi annunciati da Donald Trump il 2 aprile.
Dal secondo trimestre però si farà sentire l’effetto negativo delle tariffe sulla crescita. Perciò secondo gli analisti il dato sul pil non cambierà la linea Bce. Gli operatori si aspettano un altro taglio dei tassi nella riunione del 5 giugno. Anche i mercati monetari hanno continuato a scontare la sforbiciata (in tutto ne sono previste altre due-tre quest’anno).
La riduzione dei tassi potrebbe essere motivata anche dall’inflazione dell’Eurozona che secondo le attese scenderà ad aprile dal 2,2% di marzo. Ieri i dati sul carovita di Germania, Italia e Francia, per quanto nel complesso lievemente superiori alle attese, hanno mostrato una nuova discesa.
La componente core, quella cioè al netto di energia e cibo, potrebbe risalire a causa delle festività pasquali (quest’anno in aprile). Ma nel complesso l’inflazione dovrebbe restare nei prossimi mesi attorno al target Bce del 2%.
Il membro del board Bce Piero Cipollone ha detto nei giorni scorsi che gli effetti dei dazi a breve-medio termine «potrebbero addirittura risultare disinflazionistici per l’Eurozona, dove i tassi reali sono aumentati e l’euro si è apprezzato» in seguito agli annunci di Trump.
Di certo le conseguenze saranno negative per la crescita a causa dell’incertezza e delle minori esportazioni, anche se la Bce non prevede una recessione.
Tornando ai dati sul pil, «le buone notizie probabilmente non dureranno» secondo Berenberg. «Appesantita dall’impatto della politica tariffaria erratica degli Stati Uniti, la crescita dell'Eurozona subirà molto probabilmente un brusco rallentamento nel secondo trimestre».
Per Hsbc «l’economia era in via di ripresa grazie anche alla riduzione dei tassi, ma i dazi statunitensi potrebbero aver rovinato la festa. I sondaggi indicano un rallentamento a partire da aprile».
Per Capital Economics «l’accelerazione della crescita del pil dell’Eurozona nel primo trimestre suggerisce che l’economia ha iniziato l’anno con una base più solida di quanto previsto e di quanto suggerito dalle indagini sull’attività». Tuttavia gli economisti prevedono «un forte rallentamento della crescita nei prossimi sei mesi poiché i dazi colpiranno l’attività. L’eventuale spinta dello stimolo fiscale tedesco si farà sentire soprattutto l’anno prossimo».
Per quanto riguarda i singoli Paesi, nel primo trimestre l’Italia è cresciuta dello 0,3% (più delle attese pari a +0,2%), la Germania dello 0,2%, la Francia dello 0,1% (meno delle previsioni) e la Spagna dello 0,6%.
Per il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti il dato italiano è «un segnale importante» ed è «migliore rispetto ad altri Paesi europei».
Il pil irlandese, sempre volatile a causa delle molte multinazionali con sede a Dublino, è salito del 3,2% contribuendo per lo 0,1% alla crescita complessiva dell’Eurozona.
I dati secondo Citi suggeriscono che «siamo sulla buona strada per un altro anno in cui la periferia supererà la parte core dell’area euro. La crescita del pil tedesco dovrebbe ancora essere pari a zero o negativa per l’intero anno e i rischi per le previsioni di crescita della Francia sono al ribasso». (riproduzione riservata)