L’economia europea «sembra discostarsi dallo scenario di base delle proiezioni di marzo, accrescendo la probabilità che si renda necessario un aggiustamento dei tassi». Lo ha evidenziato Piero Cipollone, membro del comitato esecutivo Bce, in un intervento all’Asvis a Milano nel quale ha anche sottolineato la necessità di «mantenere la rotta della transizione energetica» anche «nell’interesse della stabilità dei prezzi e della prosperità economica».
La Bce appare orientata ad alzare i tassi nella riunione dell’11 giugno, salvo forti cadute dell’economia o una soluzione rapida e credibile della guerra in Medio Oriente.
Lo shock dell’energia legato al conflitto ha già portato l’inflazione al 3% in aprile. In prospettiva ci sono significativi rischi al rialzo sui prezzi e al ribasso sul pil secondo la Bce. «È probabile che lo shock comprima i redditi reali e penalizzi la domanda interna», ha detto Cipollone ricordando anche il calo della fiducia di consumatori e imprese e l’inasprimento delle condizioni di finanziamento dovuto ai maggiori timori delle banche. I costi medi dei nuovi prestiti alle imprese europee sono saliti a marzo di 8 punti base al 3,59%.
Cipollone ha osservato che l’impatto dello shock «potrebbe essere in parte attenuato dalla solida posizione finanziaria delle famiglie, dalla perdurante tenuta del mercato del lavoro e dalla spesa pubblica in difesa e infrastrutture». Ma nello stesso tempo l’Europa «potrebbe iniziare a esaurire le riserve di carburante per l’aviazione e di cherosene entro la fine di maggio, con il rischio di restrizioni significative all’attività di diversi settori produttivi, analoghe a quelle osservate durante la pandemia».
La crescita nell’Eurozona si è fermata allo 0,1% nel primo trimestre, un dato inferiore alle attese Bce. L’impatto dello shock potrebbe ora intensificarsi, secondo Cipollone, «se le turbative nel trasporto marittimo dovessero causare carenze di input, costringendo le imprese a ridurre la produzione».
In questo contesto la risposta della Bce sarà legata alla durata e alla trasmissione della crisi dell’energia. «Una considerazione fondamentale sarà la capacità delle imprese di determinare i prezzi», ha detto Cipollone. «Un’economia più debole ridurrebbe il loro potere di fissare i prezzi. Un’economia più resiliente potrebbe invece lasciare più spazio per aumenti».
Per quanto riguarda i salari, gli indici Bce indicano una moderazione delle retribuzioni. Cipollone ha detto che anche l’intelligenza artificiale potrebbe comprimere i salari. Secondo alcuni sondaggi in Italia il 42% dei lavoratori teme di essere sostituito dall’Ai.
Intanto l’Europa deve ridurre la dipendenza dai combustibili fossili che rappresentano la metà del mix energetico dell’Ue, secondo Cipollone: «Un mix più sostenibile promuoverebbe la stabilità dei prezzi, sosterrebbe il reddito disponibile delle famiglie e abbasserebbe i costi dell’energia delle imprese», ha osservato.
Rispetto al 2022 l’Europa è meno esposta grazie ai progressi nelle energie rinnovabili. Cipollone ha rilevato che dal 2015 al 2025 la spesa per energia in percentuale del pil è diminuita del 32% ed è ora inferiore a quella delle economie asiatiche. Tuttavia sono necessari «maggiori sforzi». Dall’inizio della guerra in Iran l’Ue ha speso 27 miliardi in più per le importazioni di combustibili fossili.
In tal senso Cipollone ha evidenziato l’importanza di accelerare sulla transizione energetica ricorrendo anche al «finanziamento congiunto» in Europa. (riproduzione riservata)