I prezzi del petrolio continuano a cadere a causa dei timori che una recessione globale possa ridurre la domanda di greggio. I future sul Brent calano del 4,48%, a 62,62 dollari al barile, dopo aver toccato nell’intraday il minimo da aprile 2021 a 62,55 dollari al barile, mentre i future sul greggio statunitense Wti del 4,7% a 59,05 dollari, sempre sul minimo da aprile 2021, prolungando le perdite della scorsa settimana (Brent -10,9% e Wti -10,6%).
Solo venerdì 4 aprile il prezzo del greggio è crollato del 7% dopo che la Cina ha aumentato i dazi sui beni statunitensi. Inoltre l’Arabia Saudita ha abbassato il prezzo del greggio Arab Light per i principali acquirenti in Asia più del previsto per il mese di maggio.
Come se non bastasse lo spread tra il Brent scadenza dicembre di quest'anno e lo stesso mese del 2026 è brevemente passato in «contango», con il contratto a breve termine più basso di quello a lungo termine. Si tratta di una figura ribassista.
Le perdite si sono accentuate anche a causa della mossa inaspettata dell’Opec+ che ha aumentato la produzione oltre le attese. La combinazione tra rischi per la domanda e un'offerta supplementare ha riacceso i timori di un surplus globale.
Gli otto Paesi dell’Opec+, quindi Arabia Saudita, Russia, Iraq, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman, la scorsa settimana hanno deciso di anticipare i piani per l’aumento della produzione. Il gruppo punta ora a riportare sul mercato 411.000 barili al giorno a maggio, rispetto ai 135.000 barili al giorno previsti in precedenza. «Questo potenziale afflusso di offerta, che annulla i tagli mantenuti negli ultimi due anni, rappresenta un cambiamento significativo nella dinamica di mercato e costituisce un forte ostacolo per i prezzi», commenta Sugandha Sachdeva, esperta della società di ricerca SS WealthStreet.
Nel fine settimana, i principali ministri dell’Opec+ hanno ribadito la necessità di rispettare pienamente gli obiettivi di produzione petrolifera e hanno chiesto ai Paesi che hanno prodotto in eccesso di presentare, entro il 15 aprile, piani per compensare l'eccesso. Gli otto Paesi del Cartello si incontreranno il 5 maggio per decidere i livelli di produzione di giugno.
Alla luce di questo quadro molto incerto per le materie prime Goldman Sachs ha ridotto le sue previsioni sui prezzi dell’oro nero per la seconda volta in meno di una settimana. Le nuove stime vedono il Brent a dicembre a 62 dollari al barile, 4 dollari in meno rispetto alla previsione precedente. mentre il Wti è atteso a fine anno a 58 dollari. Entro il 2026 si prevede che si attestino, rispettivamente, a una media di 58 e di 55 dollari al barile. La revisione, spiega Goldman Sachs, tiene conto del rischio in aumento di una recessione in Usa (la banca di investimento ha alzato la probabilità al 45%) e del fatto che l’offerta dell’Opec+ possa crescere più di quanto atteso.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva sollecitato l’Opec+ affinché tagliasse i prezzi del petrolio per ridurre l’inflazione e aumentare la pressione sulla Russia per porre fine alla guerra in Ucraina. Nonostante i mercati sotto pressione a causa dei dazi, il tycoon ha minimizzato i timori degli investitori riguardo una recessione. (riproduzione riservata)