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Petrolio ai minimi da tre mesi grazie alla pace Iran-Usa, ma Hormuz resta l’incognita

di Giusy Iorlano
16 giugno 2026, 12:39

Brent e Wti scivolano sui livelli più bassi da marzo dopo l’annuncio dell’accordo tra Washington e Teheran. Ma gli armatori frenano: troppo presto per tornare alla normalità nello Stretto. Christian Schulz (Allianz): i mercati riducono il rischio, ma non lo cancellano

Il petrolio continua a perdere quota e tocca i livelli più bassi degli ultimi tre mesi. Gli investitori stanno progressivamente alleggerendo il premio per il rischio accumulato durante i mesi di guerra in Medio Oriente, dopo l’annuncio dell’accordo tra Stati Uniti e Iran e la prospettiva di una piena riapertura dello Stretto di Hormuz.

Il Brent è sceso fino a 82 dollari al barile, mentre il Wti americano è tornato sotto la soglia degli 80 dollari, riportandosi sui livelli di inizio marzo. Una correzione che riflette l’aspettativa di una normalizzazione dei flussi energetici globali e di un allentamento delle tensioni geopolitiche nell’area da cui transita circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio.

A sostenere il sentiment dei mercati sono state le dichiarazioni di Donald Trump, che al G7 di Evian ha annunciato che l’accordo con Teheran è già stato firmato e che lo Stretto di Hormuz sarà «completamente aperto» entro venerdì 18 giugno.

Gli armatori restano prudenti

Se i mercati sembrano aver già incorporato uno scenario di progressiva normalizzazione, il settore dello shipping mantiene invece un atteggiamento molto più cauto.

La compagnia tedesca Hapag-Lloyd ha accolto positivamente la prospettiva di una cessazione delle ostilità, auspicando che le proprie navi possano tornare a transitare attraverso Hormuz già nei prossimi giorni.

Più prudente la posizione di Mitsui Osk Lines, il maggiore operatore mondiale di petroliere. Il suo amministratore delegato Jotaro Tamura ha avvertito che molte compagnie potrebbero attendere settimane prima di avere l’autorizzazione al  passaggio delle proprie flotte.

Secondo Tamura non basterà una firma politica: serviranno garanzie concrete sulla sicurezza della navigazione e una verifica sul campo dell’effettiva stabilizzazione dell’area, prima che il traffico marittimo torni ai livelli precedenti al conflitto.

Allianz: i mercati riducono il rischio, ma non lo cancellano

A invitare alla cautela è anche Christian Schulz, chief economist di Allianz Global Investors. Secondo l’economista, l’estensione del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran e la riapertura di Hormuz rappresentano segnali positivi, ma i dettagli dell’intesa restano ancora incompleti e soggetti a ulteriori negoziati.

Per Allianz, i mercati stanno prezzando una riduzione del rischio geopolitico, non la sua eliminazione. In altre parole, gli investitori considerano oggi meno probabile un’escalation militare, ma continuano a mantenere una certa prudenza sulle prospettive economiche globali.

Il quadro macroeconomico appare quindi più resiliente rispetto alle settimane precedenti, ma resta fragile. Sul fronte finanziario il contesto reflazionistico continua a esercitare pressione sui mercati obbligazionari, mentre le incertezze ancora presenti contribuiscono a sostenere un dollaro relativamente forte rispetto all'euro e alle altre principali valute.

La partita si gioca sui dettagli dell’accordo

Il prossimo passaggio decisivo sarà la pubblicazione del memorandum d’intesa tra Washington e Teheran, attesa dopo la firma ufficiale prevista a Ginevra. Solo allora sarà possibile valutare la portata effettiva degli impegni assunti dalle due parti, dalle sanzioni al programma nucleare iraniano fino alle garanzie sulla sicurezza della navigazione.

Fino a quel momento, il calo del petrolio rappresenta soprattutto una scommessa dei mercati sulla pace. (riproduzione riservata)



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