Grazie alla riforma fiscale negli Stati Uniti gli utili del primo trimestre saranno molto buoni. Ma gli analisti sono eccessivamente ottimisti sul fatto che la serie positiva possa persistere nei seguenti trimestri. Con il buon andamento dell’economia interna e l’economia globale instradata su solide basi, il 2018 appariva come un anno forte per la crescita dei profitti ancor prima che a dicembre venissero approvati consistenti tagli delle imposte sulle società.Con la stagione delle trimestrali dietro l’angolo, gli analisti intervistati da Thomson Reuters stimano che gli utili del primo trimestre per le aziende dello S&P 500 aumenteranno del 18,5% rispetto al livello dell’anno precedente. Nel mese di ottobre, quando le prospettive di una riduzione fiscale sembravano azzardate, gli analisti si aspettavano una crescita del 10,6%. All’inizio del periodo, quando molti dovevano ancora incorporare il taglio delle tasse nei propri modelli, la crescita attesa era pari al 12,2%. Secondo gli analisti, le plusvalenze in relazione al taglio delle tasse persisteranno per tutto l’anno. Le stime attuali vedono una crescita degli utili per il secondo trimestre al 19,8%. Anche per l’anno si parla di un 19,8%. Ma simili aspettative potrebbero essere troppo ottimistiche a proposito di quanto della riduzione delle imposte effettivamente si riverserà nelle tasche degli investitori. Il punto è quanto andrà agli investitori, quanto agli edifici e alle attrezzature e quanto ai lavoratori. Gli analisti di Morgan Stanley, che sono stati ascoltati dagli economisti della compagnia, prevedono che il 13,2% dei guadagni derivanti dal taglio delle tasse sarà speso in retribuzioni, con un ulteriore 17,3% per la spesa in conto capitale. Il resto andrà effettivamente nella direzione degli investitori attraverso riacquisti di azioni e dividendi, fusioni e acquisizioni e risanamento dei bilanci. Il che ha senso per la prima parte dell’anno, perché serve del tempo per mettere in atto piani di spesa e di assunzione. Ma nel corso dell’esercizio è probabile che la situazione cambi. Un gruppo di chief financial officer recentemente intervistati dalla Duke’s Fuqua School of Business prevede che la spesa in conto capitale aumenterà dell’11% nel corso del prossimo anno rispetto ai 12 mesi precedenti. A dicembre avevano anticipato un aumento della spesa del 3,2%. Nell’ambito della più recente indagine hanno sostenuto che attrarre e trattenere dipendenti qualificati è la loro prima preoccupazione. Gli analisti sono una categoria ottimista e tipicamente abbassano le stime quando la realtà prende il sopravvento. Gli utili beneficeranno comunque di uno slancio, ma ci sono troppe variabili, quali una maggiore spesa in conto capitale, maggiori costi del lavoro, un’economia più debole o una guerra commerciale, per scommettere su una crescita in doppia cifra per l’intero anno. Lo scetticismo riguardo alle rosee previsioni potrebbe essere una delle ragioni alla base dei recenti passi falsi del mercato azionario e potrebbe condurre sempre più il mercato nei prossimi mesi.
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