La diplomazia di Donald Trump fondata sull’America First ha scosso le fondamenta di molte istituzioni e alleanze globali, ma i suoi effetti più dannosi finora hanno riguardato le relazioni transatlantiche. La comunità delle nazioni nordamericane ed europee che costituisce il nucleo dell'alleanza che ha vinto la guerra fredda è più vicina alla dissoluzione oggi che in qualsiasi altro momento dal 1940.
Il problema Trump per l’Europa è triplice. Caratterialmente, la natura impulsiva del presidente americano lo mette in contrasto con la norma dei toni bassi di cui è fatta la politica dell'Unione europea. Dal punto di vista stilistico, il suo approccio teatrale alla politica viene considerato dagli europei come pericoloso e poco serio. Ma è la profonda opposizione ideologica tra la visione del mondo di Trump e la concezione europea della diplomazia sorta nel dopoguerra che converte questo attrito in un conflitto che minaccia l'alleanza occidentale.
Per alcuni critici di Trump, è assurdo parlare di una ideologia trumpiana. Vedono la politica estera di Trump come un insieme di impulsi narcisistici, avidità negoziale e riflesso impulsivo. Winston Churchill aveva scritto grandi opere storiografiche prima di diventare primo ministro; sia Harry Truman che Ronald Reagan, sebbene ai loro tempi considerati come pesi leggeri, riempirono i loro diari di riflessioni attentamente ponderate sulle grandi idee. L'autore di The Art of the Deal non è in quella lega. Il presidente Trump non ha un progetto di massima, dicono molti critici, né una filosofia politica che cerca di imporre al mondo.
Tuttavia, vi sono alcune idee fondamentali del progetto di unificazione europea che Trump respinge categoricamente. Trump non crede che il futuro sarà costituito da stati interdipendenti e postnazionalisti impegnati nel commercio cosiddetto win-win. Non crede che il potere militare diventerà meno rilevante con l'avanzare del progresso. Non pensa che il diritto internazionale e le istituzioni internazionali domineranno la vita internazionale , né che possano o debbano farlo. Secondo Trump, i singoli Stati nazionali rimarranno la forza geopolitica dominante.
Trump ritiene pertanto che l'establishment politico dell'UE sia cieco e fuorviante, così come l’Ue pensa di lui. Egli ritiene che l'Europa si stia costantemente indebolendo e rendendo meno rilevante nella vita internazionale, e che la visione di Vladimir Putin del mondo sia quasi infinitamente più chiara e razionale di quella di Angela Merkel.
Quando Trump guarda alla Germania oggi, potrebbe non considerarla molto un alleato. Secondo il Presidente, la Germania trae enormi benefici dagli investimenti americani nella NATO e, più in generale, in Europa. Ma risponde con politiche commerciali egoistiche, lezioncine morali, e passaggi gratis in termini di difesa. Poiché Trump crede che la Russia non sia una minaccia per gli Stati Uniti, non sente il bisogno di seppellire le differenze tra Stati Uniti e Germania per il bene dell'unione in chiave anti-russa.
Trump pensa che Israele sia un alleato più intelligente e migliore della Germania. Ascolta il Primo Ministro Benjamin Netanyahu più di quanto non faccia con il Cancelliere Merkel, perché ritiene che la difesa aggressiva dei propri interessi nazionali da parte di Israele rifletta una migliore comprensione del mondo e perché ritiene che la cooperazione con Netanyahu porti più benefici politici in patria e un'assistenza più efficace all'estero rispetto a quanto i tedeschi sono disposti a fornire.
Ancora peggio da una prospettiva europea, Trump ritiene che le relazioni internazionali siano guidate dal bisogno e dagli interessi personali, e nella concezione di Trump l'Europa ha bisogno degli Stati Uniti molto di più di quanto gli Stati Uniti abbiano bisogno dell'Europa. Putin vuole rompere l'unità dell'UE in modo da poter riaffermare l'influenza russa in tutto il continente. I piani industriali cinesi prevedono, tra l'altro, il rovesciamento della supremazia tedesca nella produzione di automobili e di macchine utensili. All'Europa manca la forza militare e la leadership unificata per superare le enormi sfide della sicurezza e della migrazione dal Nord Africa e dal Medio Oriente, e la facciata piene di crepe dell'unità europea non può nascondere le crescenti divisioni tra est e ovest, tra nord e sud.
Una tempesta perfetta si sta preparando nell'Atlantico. La personalità e lo stile di Trump rappresentano quasi tutto ciò che gli europei non amano della vita americana. E' ancora più abrasivo quando si tratta di questioni di sostanza. Il suo mix di politica commerciale a somma zero, duro realismo in politica estera e scetticismo sul futuro dell'Europa lo portano a pensare al vecchio continente come a un partner debole e inaffidabile. Non c'è da meravigliarsi, quindi, che praticamente ogni incontro tra Trump e i suoi omologhi europei metta a dura prova le relazioni tra le due parti.
Che Trump voglia rinegoziare alcune parti delle relazioni commerciali e di difesa dell'America con l'Europa non è, di per sé, una cosa negativa o distruttiva. E non è una tragedia che il G7 dello scorso fine settimana non sia riuscito a trovare un accordo sull'ennesimo comunicato plausibile (e immediatamente dimenticato). Ma data la natura tossica delle attuali relazioni tra Stati Uniti ed Europa, la Casa Bianca dovrebbe considerare i vantaggi di un abbassamento dei toni. Nonostante tutti i suoi difetti, la comunità transatlantica rimane una risorsa vitale per l'influenza americana nel mondo. Né la storia né verosimilmente l'elettorato americano ricompenseranno il Presidente che ne provochi un danno irreparabile.
