La Bce è pronta ad aumentare i tassi. La banca centrale li ha lasciati al 2% nel consiglio direttivo del 30 aprile, ma già in quella riunione è stato discusso un rialzo.
I banchieri centrali hanno deciso per il momento di restare fermi, in attesa di maggiori dati sugli effetti della guerra in Medio Oriente. L’obiettivo della pausa è stato anche quello di scongiurare un rialzo affrettato come quello del 2011 durante la presidenza di Jean-Claude Trichet.
Ma l’aumento dei tassi è atteso da mercati ed economisti nella prossima riunione di giugno salvo novità di rilievo.
La Bce potrebbe restare ferma di fatto in due casi: una soluzione rapida e credibile del conflitto in Medio Oriente (con discesa rilevante dei prezzi dell'energia) oppure una forte caduta dell’economia connessa in particolare a riduzioni durature della fornitura di energia.
La presidente Bce Christine Lagarde ha parlato di una discussione «lunga e profonda» su un possibile rialzo già il 30 aprile. Le sei settimane che porteranno alla riunione dell’11 giugno sono «il tempo giusto» secondo Lagarde per raccogliere dati sufficienti e rivalutare la politica monetaria.
Le ultime proiezioni macro Bce, quelle di marzo, includevano già due rialzi dei tassi. Questo elemento è stato ricordato da Lagarde. «Sappiamo in quale direzione siamo diretti», ha detto la presidente Bce. I mercati scontano in totale due o tre strette quest’anno.
In seguito Piero Cipollone, membro del comitato esecutivo Bce, ha aggiunto che l’economia europea «sembra discostarsi dallo scenario di base delle proiezioni di marzo, accrescendo la probabilità che si renda necessario un aggiustamento dei tassi».
L'ipotesi del rialzo è stata citata anche dal presidente della Bundesbank Joachim Nagel.
La traiettoria della Bce è quindi chiara. La stretta monetaria serve a contenere gli effetti indiretti sui prezzi dello shock dell'energia.
L’inflazione è arrivata al 3% ad aprile e nei prossimi mesi l’incremento potrebbe propagarsi anche alle componenti slegate da gas e petrolio. In tal senso la memoria del 2022 è ancora fresca per aziende e famiglie.
Le imprese sono oggi più rapide nell’aumentare i prezzi di vendita. Così il carovita può crescere con maggiore velocità.
Le aspettative di inflazione dei consumatori sono salite in modo repentino, fino al 4% nei prossimi 12 mesi, ben oltre l’obiettivo Bce del 2%.
Perciò l’incertezza sembra riguardare il numero di rialzi Bce, più che la necessità della stretta. Lagarde ha parlato di aumenti «misurati» in caso di inflazione oltre il target «in modo ampio ma non troppo persistente».
Per capire fino a dove arriveranno gli aumenti dei tassi, sarà però necessario fare i conti anche con la crescita.
Il pil è salito dello 0,1% nel primo trimestre dell’anno, ma il conflitto in Medio Oriente ha pesato solo su marzo. Gli indicatori segnalano un peggioramento nel secondo trimestre.
«È probabile che lo shock comprima i redditi reali e penalizzi la domanda interna», ha detto Cipollone ricordando anche il calo della fiducia di consumatori e imprese e l’inasprimento delle condizioni di finanziamento dovuto ai maggiori timori delle banche nei prestiti.
L’impatto dello shock potrebbe intensificarsi, secondo Cipollone, «se le turbative nel trasporto marittimo dovessero causare carenze di input, costringendo le imprese a ridurre la produzione». Sarebbe questo un pericolo rilevante per il pil dell'Eurozona.
La Bce dovrà dare la precedenza all’inflazione (prioritaria nel mandato di Francoforte), anche per evitare un'impennata delle aspettative sul carovita.
Ma prima o poi la debolezza dell’economia potrebbe farsi sentire, riducendo così la necessità di ulteriori significativi rialzi dei tassi Bce. (riproduzione riservata)
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