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Perché l’autonomia europea passa dal tech
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Perché l’autonomia europea passa dal tech

di Stéphane Klécha*
18 agosto 2023, 02:00

La crescente rivalità tra USA e Cina si estende alla Tech War. L'Europa è chiamata a giocare un ruolo cruciale: promuovendo la propria sovranità tecnologica, investendo in settori chiave come i semiconduttori e la difesa, e creando un ecosistema di “Eu Big Tech”

La competizione tra Stati Uniti e Cina si è trasformata in una vera e propria guerra su diversi fronti, dal controllo delle filiere di approvvigionamento al commercio globale. Ma c’è una dimensione di tale guerra meno visibile delle altre, sebbene di gran lunga più rilevante: la Tech War. Da un punto di vista quantitativo, «il valore totale degli scambi giornalieri che dipendono da un ambiente Ict globale standardizzato, non conflittuale e relativamente sicuro è quasi nove volte il valore annuo del commercio bilaterale Usa-Cina, pari a quasi 9 mila miliardi di dollari Usa».

La guerra tecnologica tra Stati Uniti e Cina, iniziata con l'ambizione della Cina, sancita dall’Agenda 2025, di diventare il Paese dominante nei settori tecnologicamente più avanzati, si è progressivamente estesa a diversi ambiti, dai big data alla cybersecurity fino alle valute digitali delle banche centrali. Secondo molti osservatori, la Cina starebbe appoggiando, seppur non ufficialmente, l'invasione russa dell'Ucraina per testare la risposta dell'Occidente a una potenziale invasione di Taiwan, dove sono già in corso attacchi informatici, ma anche per distrarre gli Usa dall'Indo-Pacifico, cui la Nato guarda con crescente attenzione. E guardando al binomio Russia-Cina, sul fronte della cyberwarfare, lo sviluppo più rilevante è stato l’uso estensivo di attacchi informatici nel conflitto in Ucraina. La Russia è il Paese che domina questo segmento della tech war, non perché abbia una tecnologia più avanzata, ma perché la usa sempre, senza le limitazioni autoimposte delle democrazie liberali.

Cosa deve fare l’Europa?

In questo contesto, quale ruolo per l'Europa? Sono convinto che l’Europa dovrà continuare a lavorare per definire il proprio ecosistema tecnologico, ribadendo e difendendo i pilastri fondamentali della sua sovranità. Abbiamo il mercato più ricco al mondo e la Commissione potrà far leva su questa forza per sostenere la nascita di Eu Big Tech al contempo definendo regolamenti con il potenziale per diventare standard globali. Ma se l’Europa vorrà stabilire una vera e propria «autonomia strategica» dovrà completare il processo di integrazione sui vari fronti e realizzare ulteriori investimenti, soprattutto nel settore dei semiconduttori e nella difesa.

Su questo fronte, la Commissione europea sta valutando l'esenzione fiscale per i programmi europei di armamento, mentre i principali Paesi, si sono già mossi: nei prossimi sei anni, la Francia spenderà 413 miliardi di euro per la sua difesa e la Germania ha annunciato 100 miliardi di euro di investimenti per aggiornare le dotazioni del proprio esercito. In Europa si è inoltre stabilito un nuovo record negli investimenti nella sicurezza informatica, che in un decennio sono passati da 32 milioni di dollari a 2,436 miliardi nel 2023. In Italia, come nel resto d’Europa, abbiamo bisogno di società tech –  e in particolare di sicurezza cyber – forti e dobbiamo sostenerne la crescita e favorirne l’alleanza con i partner europei. Se la politica può agire con incentivi e controlli che impediscano la cessione di know how strategico al di fuori dell’Europa, anche finanza e imprese possono e devono fare la loro parte, guardando oltre il profitto immediato e sostenendo un percorso virtuoso di crescita del sistema tech europeo che sarà sempre più baluardo indispensabile a difesa della nostra sovranità. (riproduzione riservata)

*co-fondatore Klecha & Co.



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