Il credito privato comprende il direct lending e il middle-market lending, in cui il capitale è fornito da finanziatori non bancari e pertanto non compare nei bilanci delle banche, che sono state soggette a una regolamentazione più rigorosa dopo la grande crisi finanziaria del 2008. La maggior parte dei prestiti concessi nel mercato del credito privato hanno un rating inferiore all’investment grade, poiché costituiscono una forma di prestito su misura a società con un merito creditizio più basso e una minore capacità di accedere a prestiti obbligazionari, offrendo loro un canale per ottenere finanziamenti.
I mercati del credito sono stati estremamente solidi nel 2025, ma verso la fine dell’anno si è prodotta una divergenza tra i mercati quotati (pubblici) e quelli non quotati (privati). Mentre i mercati investment grade continuano a dar prova di buona tenuta, il mercato del credito privato, dal valore di 2,1 trilioni di dollari, ha cominciato a subire uno stress test strutturale. Uno dei problemi è che il credito privato, rispetto al debito tradizionale, presenta un’esposizione molto più elevata al settore tecnologico, che è vulnerabile alle trasformazioni indotte dall’AI. Sebbene il credito privato non venga prezzato con la stessa frequenza del credito quotato o dell’azionario quotato, la significativa comunanza nell’esposizione al settore tecnologico implica che i benefici di una volatilità inferiore possono svanire. Oggi questo enorme mercato risente di numerose avversità. Il contesto di tassi più elevati e lo shock geopolitico causato dalla guerra nel Golfo e dai dazi, sommati alla disruption dei modelli di business nel software guidata dall’AI, hanno inaugurato un periodo di maggiori controlli. Riteniamo che i tassi di default complessivi (pari attualmente al 2,1% circa) siano un indicatore ritardato. Se includiamo le passività e le difficoltà nascoste, il tasso di sofferenza effettivo potrebbe avvicinarsi al 5,4%.
In questo contesto diventa evidente la divergenza di performance tra le imprese Halo (hard asset, low obsolescence), radicate nelle infrastrutture fisiche, e i portafogli di imprese di software altamente indebitate ed esposte all’AI. Lo scoppio della guerra in Iran ha causato un nuovo shock petrolifero e ulteriori interruzioni delle catene di approvvigionamento, generando le inevitabili pressioni inflazionistiche che non si vedevano dai tempi della pandemia da Covid. L’aumento dell’inflazione accresce la probabilità di rialzi dei tassi mirati a contrastarla, che rappresenterebbero una minaccia diretta per le imprese altamente indebitate.
I fattori avversi continuano ad aumentare, con implicazioni significative per le aziende indebitate e per gli investitori nel credito privato. In primo luogo, l’escalation del conflitto in Medio Oriente ha comportato la chiusura dello Stretto di Hormuz, con il rischio di uno shock dell’offerta globale che non si vedeva dai tempi dei lockdown anti-Covid. In secondo luogo, le aspettative sui tassi di interesse sono passate da tagli a rialzi, poiché si prevede un aumento delle spinte inflazionistiche. Infine l’AI viene descritta come una forza capace di sovvertire i modelli di business in settori quali il software e i servizi informatici, complicando la determinazione del prezzo di uscita per le imprese. Il vero test di stabilità arriverà nei prossimi 18 mesi, quando scadranno quasi 480 miliardi di dollari di debito privato e sponsor, investitori e mutuatari dovranno decidere chi dovrà farsi carico del rimborso o del rifinanziamento. Gran parte di questo credito privato è stato erogato all’inizio del decennio, a fronte di valutazioni e tassi di interesse che oggi non esistono più. In assenza di mercati dinamici per le Ipo o le fusioni e acquisizioni, questi deficit di capitale dovranno essere colmati da aggressive iniezioni di fondi propri da parte degli sponsor o da operazioni di debt-for-equity swap, che ridefiniranno il panorama della ripresa.
Il mercato del private credit non è sull’orlo di un crollo imminente, ma si trova piuttosto in una fase matura e più fragile del ciclo. In prospettiva, gli investitori istituzionali con orizzonti temporali più lunghi dovrebbero evitare i problemi legati alle limitazioni dei rimborsi, beneficiando al contempo di un premio di illiquidità e delle opportunità generate da liquidazioni forzose, ristrutturazioni e rifinanziamenti. (riproduzione riservata)
*head of multiasset & equity
solutions di Robeco