La forza di gravità agisce in modo diverso nei mercati obbligazionari e delle valute? All’inizio di luglio i rendimenti dei Bund e l’euro salivano. Mentre ad agosto hanno imboccato strade diverse: la resa del mercato obbligazionario ha perso qualche colpo, invece l’euro ha mantenuto la rotta. La risposta al dilemma potrebbe trovarsi al di fuori della zona euro. I rendimenti obbligazionari tedeschi e la moneta unica si sono impennati bruscamente in seguito a un discorso pronunciato a giugno del presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi, il quale ha fatto riferimento a un futuro meno accomodante per la politica monetaria. A metà luglio i rendimenti dei Bund a dieci anni erano pari allo 0,6%, il massimo da fine 2015. Da allora hanno ceduto lo 0,2% circa, tornando all’intervallo ristretto evidenziato per gran parte dell’anno. L’euro invece ha continuato a volare alto: a 1,175 dollari è vicino al picco sull’anno. Nei confronti della sterlina ha raggiunto il massimo di sette anni. Bella preoccupazione per la Bce: il resoconto della riunione di politica monetaria di luglio tradisce i timori per l’euro in ascesa, mentre suona molto meno allarmato per i rendimenti obbligazionari più elevati. La spiegazione potrebbe essere comune. I mercati globali sono stati piuttosto agitati negli ultimi tempi.
Con le azioni ai massimi e la volatilità ai minimi, i Bund stanno giocando il tradizionale ruolo di bene rifugio per gli investitori, amplificato dalla prosecuzione degli acquisti di obbligazioni da parte della Bce. Ma la fonte di questo nervosismo non è in Eurolandia a differenza di quanto accaduto a inizio anno, quando le elezioni europee hanno dominato la scena dei mercati internazionali. Stavolta l’incertezza è cresciuta negli Stati Uniti: la Casa Bianca è in stato di turbolenza e la debole inflazione fa dubitare i mercati che la Federal Reserve proceda con un nuovo rialzo dei tassi di interesse. La Gran Bretagna nel frattempo sta lottando per coniugare le sfide politiche ed economiche generate dall’avvio del processo per la Brexit. Tale incertezza tende a sostenere l’euro nei confronti di dollaro e sterlina. Cosa potrebbe placare l’angoscia della Bce? Migliori dati economici dagli Stati Uniti fornirebbero al dollaro un certo sostegno e la rassicurazione che il teatro politico non sta danneggiando la crescita economica americana. In particolare, se l’inflazione negli Usa mostrerà segni di vita, allora il mercato potrebbe assegnare una probabilità maggiore all’aumento dei tassi americani. Ciò che Janet Yellen dirà o meno al meeting a Jackson Hole che apre domani potrebbe essere importante quanto le parole di Draghi. Purtroppo per la Bce, ciò porrebbe la valuta per lo più al di fuori del suo controllo. In ogni caso per adesso l’istituto di Francoforte non pare in grado nemmeno di frenare la cavalcata del super-euro. (riproduzione riservata)
